Dieci milioni di euro sequestrati e 98 persone indagate. È il bilancio dell’operazione “Montagne d’euro” della Guardia di Finanza di Menaggio, in provincia di Como, che ha svelato una maxi truffa all’Unione Europea. Associazione a delinquere per sette delle persone indagate, e truffa aggravata finalizzata all’indebito conseguimento di contributi europei per le altre 91 persone, titolari di altrettante aziende agricole lombarde, venete e piemontesi, sono i reati contestati. La presunta associazione, composta da sette persone residenti nelle province di Sondrio, Como e Cremona, aveva creato un articolato e strutturato sistema fraudolento mirato all’indebito ottenimento, tra il 2007 e il 2014, di contributi europei stanziati nel piano della Politica agricola comune (Pac), destinati alle imprese agricole che assicurino il mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali attraverso il pascolo.

Ma gli imprenditori indagati, nei terreni oggetto della richiesta di contributo non avevano mai messo piede. Una situazione che non era passata inosservata ad altri allevatori locali, grazie alle cui segnalazioni è nata l’operazione: alcuni allevatori avevano infatti notato come alcuni pascoli venissero concessi in affitto dai Comuni ad aziende agricole non locali, che, pur non portando gli animali in quota, riuscivano ad ottenere i benefici previsti dalla normativa europea. I finanzieri hanno così scoperto che due società di servizi rastrellavano con contratti di affitto agrario gli alpeggi in territori montani di proprietà degli Enti comunali dell’alto lago di Como e della Bassa Valtellina, per poi subaffittarli ad aziende agricole, offrendo loro anche i documenti necessari per richiedere all’Unione Europea contributi ingenti.

Le 91 aziende agricole coinvolte, per aumentare virtualmente la superficie agricola in uso ed ottenere maggiori premi riconosciuti da Bruxelles, si rivolgevano agli indagati che avrebbero fornito loro documentazione falsa o alterata, nonché i nominativi di ignari imprenditori agricoli da inserire nelle rispettive domande uniche d’aiuto, i quali, sulla carta, avrebbero dovuto mantenere in buone condizioni i terreni. Sono gli stessi imprenditori agricoli individuati dai Finanzieri della Compagnia di Menaggio – a conclusione delle indagini coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Sondrio, Stefano Latorre – che hanno confermato di non aver mai messo piede nei terreni oggetto della richiesta di contributo. Eclatante il caso di un pascolatore indicato in 20 diverse domande uniche di aiuto, che avrebbe dovuto mantenere, nello stesso periodo, alpeggi in comuni distanti decine di km tra loro.

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