Dopo gli ultimi dati pubblicati sulla deforestazione dell’Amazzonia, effetto della politica sull’ambiente di Jair Bolsonaro, Norvegia e Germania hanno deciso di sospendere i loro finanziamenti al fondo brasiliano per la conservazione della foresta sudamericana.

Negli ultimi 10 anni, il Fondo dell’Amazzonia ha erogato circa 1,2 miliardi di dollari per programmi di sviluppo sostenibile e per combattere la deforestazione della più grande foresta pluviale del mondo e Germania e Norvegia sono stati finora tra i Paesi che più hanno contribuito. Ma secondo i dati dell’Istituto nazionale di ricerca spaziale (Inpe), parte del ministero della Scienza e Tecnologia del Brasile, la deforestazione è cresciuta del 278% a luglio e di oltre l’80% a maggio e giugno: numeri molto più alti di quelli registrati nello stesso periodo nel 2016, 2017 e 2018, che hanno spinto Oslo e Berlino a non elargire circa 30 milioni di euro ciascuno, non senza critiche e attacchi da parte del premier brasiliano. “La Norvegia non è quella (nazione) che uccide le balene lassù al Polo Nord? Non hanno alcun esempio da darci”, ha detto Bolsonaro alla stampa. “Che conservino i soldi e aiutino (la cancelliera tedesca) Angela Merkel a riforestare”, ha aggiunto il capo di Stato, sottolineando come l’Europa ne ha abbia più bisogno del Brasile.

Ma quello ambientale non è l’unico fronte su cui Bolsonaro ha espresso le sue critiche. I risultati delle primarie della settimana scorsa in Argentina, che hanno visto trionfare il tandem dell’opposizione kirchnerista, rappresentato da Alberto Fernandez e la ex presidenta, Cristina Fernandez de Kirchner, su quella guidata dall’attuale presidente Macri, ha spinto il governo brasiliano a ventilare un’uscita del Brasile dal Mercosur nel caso di una loro vittoria. “Se (Cristina) Kirchner vorrà chiudere (l’economia), noi lasceremo il Mercosur. Se la vorrà aprire? Allora le darò il benvenuto”, ha dichiarato il ministro dell’Economia, Paulo Guedes.

Per Bolsonaro la vittoria dei kirchneristi significherebbe un ritorno dei “banditi di sinistra“, mentre è da auspicare la rielezione di Macri, su cui si è espresso più volte durante le due visite in Argentina, e negli Stati Uniti. “C’è un’eccellente chimica tra i presidenti Macri e Bolsonaro, e tra loro due e Trump (…) ora, ovviamente, il destino è nelle mani degli argentini“, ha detto il ministro Guedes sul voto di ottobre. Il capo dell’Economia ha escluso che un peggioramento delle relazioni con l’Argentina, terzo partner commerciale del Brasile, possa causare gravi danni: “Il nostro obiettivo è quello di recuperare la crescita. Quando il nostro Paese ha avuto bisogno dell’Argentina per crescere?”.

Sul fronte interno invece il governo brasiliano si prepara ad accelerare la sua politica di privatizzazioni, che dovrebbe coinvolgere le Poste, Eletrobras e forse persino l’azienda petrolifera nazionale Petrobras, coinvolta nel grande scandalo di corruzione in cui sono finiti molti politici brasiliani. Guedes, il cui potere è andato crescento dopo l’approvazione della riforma previdenziale, assicura di avere il pieno appoggio del presidente, che gli ha dato mandato di vendere “un’azienda alla settimana. Durante la campagna elettorale ho detto che volevo privatizzare tutto – ha spiegato nel corso di un seminario sul Nuovo mercato del gas naturale – Il mio dovere è rimettere a posto i conti, le statali hanno finito il loro ciclo di finanziamenti. Hanno perso la capacità di investimento e sono rimaste indietro”.

Nel caso di Petrobras “quasi fallisce, come Eletrobras. Sono state distrutte dai precedenti governi”. Tuttavia, per l’azienda petrolifera statale la privatizzazione al momento è solo una “speculazione – ha assicurato Guedes – Ho detto a Castello Branco (il presidente di Petrobras, ndr) di stare in allerta, perché con la velocità con cui si muove il presidente Bolsonaro e la pressione che sta mettendo a Salim Mattar (segretario delle Privatizzazioni), fra poco arriverà anche a Petrobras”.

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