Almeno 115 morti, tra cui donne e bambini, altre 135 persone soccorse e ricerche che proseguono senza sosta. Sono i numeri forniti dall’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, del naufragio del 25 luglio al largo delle coste di Al Khoms, un porto a circa 100 chilometri a est di Tripoli in guerra. Altri numeri vengono dati dalla cosiddetta Guardia costiera libica, che parla di 116 dispersi e, nel pomeriggio di venerdì, riferisce di aver recuperato decine di corpi. Ma i dati e la dinamica non sono ancora chiari. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, principalmente eritrei e sudanesi, una delle barche naufragate, che trasportava almeno 250 persone, si è ribaltata a causa di un guasto al motore. Giovedì le motovedette della cosiddetta Guardia costiera libica, le prime a soccorrere i naufraghi, hanno parlato di due navi coinvolte, con circa 300 persone a bordo.

Le équipe di Medici Senza Frontiere hanno fornito cure mediche a due gruppi di sopravvissuti, rispettivamente di 82 e 53 persone: “I pazienti sono sotto shock e hanno sintomi da pre-annegamento, come ipossia e ipotermia”, spiegano i medici. E aggiungono: “Testimoni oculari coinvolti nel soccorso parlano di almeno 70 cadaveri in acqua”. Secondo quanto riporta l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, “ottantasette persone sono state fatte sbarcare ad al-Khoms dopo essere state raccolte dalla guardia costiera libica”. 84 sono state poi portate a Tajoura, nel centro di detenzione bombardato a inizio luglio, ma non sono state accettate e sono rimaste quindi nel punto di sbarco di Tripoli, da dove dovranno essere “rilasciati gradualmente”.

“Sono inorridito dalle notizie secondo cui circa 150 persone sono morte in un naufragio al largo della costa libica. Abbiamo bisogno di percorsi sicuri e legali per migranti e rifugiati. Ogni migrante che cerca una vita migliore merita sicurezza e dignità“, scrive su Twitter il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. Il portavoce dell’Unhcr per Africa e Mediterraneo/Libia, Charlie Yaxley, giovedì aveva comunicato: “Se le cifre stimate sono corrette, si tratta del maggior numero di vittime nel Mediterraneo centrale nel 2019″. E aveva aggiunto: “Un promemoria, se ancora fosse necessario, del fatto che ci deve essere un cambiamento nell’approccio alla situazione nel Mediterraneo. Salvare vite in mare è un bisogno urgente”. E oggi ha aggiunto: “Lo status quo non può continuare. Non possiamo ignorare che i viaggi sui barconi sta diventando sempre più letali. Quest’anno, nei viaggi dalla Libia verso l’Europa, è morta una persona ogni sei che sono arrivate sulle coste europee”.

Nel frattempo, avverte Sea Watch, in queste ore sono almeno sette i gommoni, in alto mare, che stanno cercando di raggiungere le coste dell’Europa. E una nuova segnalazione di Alarm Phone su Twitter lancia l’allarme per un’altra imbarcazione: “Questa mattina siamo stati allertati della presenza di una barca in difficoltà con 60 persone a bordo a sud dell’isola di Malta. I migranti dicono di aver trascorso oltre 40 ore in mare e di aver terminato le scorte d’acqua. L’ultimo contatto con l’imbarcazione c’è stato più di 3 ore fa. La situazione è critica. Le autorità maltesi sono state informate”.

La notizia del naufragio è arrivata mentre in Italia la Camera varava il decreto sicurezza bis, che inasprisce tra l’altro le sanzioni per le navi delle ong che operano salvataggi in mare. E mentre un motopeschereccio siciliano vagava da oltre 12 ore in mare aperto tra Lampedusa e Malta con una cinquantina di migranti soccorsi la notte di mercoledì da un gommone in acque di competenza maltese, a 50 miglia dalla costa: i migranti sono poi stati presi in carico da una motovedetta della Guardia costiera partita da Lampedusa. A bordo della motovedetta, ancora in attesa di destinazione del porto dove potere sbarcare i naufraghi, ci sono in tutto 141 migranti: oltre ai 50, altri 91 erano su un altro gommone segnalato da un peschereccio tunisino. Matteo Salvini ha annunciato che “non verrà concesso un porto in cui attraccare fino a che sulla carta non ci sarà scritto che verranno redistribuiti tra i diversi Stati europei”.

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