Diciannove minuti e spiccioli, molto di più del tempo che avrebbe avuto a disposizione nell’aula di Palazzo Madama dopo l’informativa di Giuseppe Conte, per il suo “contro-intervento” nel giorno in cui la segreteria del Pd gli ha preferito Dario Parrini e ha dato il via libera alla mozione di sfiducia contro Matteo Salvini sul caso Lega-Russia, un atto che lui avrebbe voluto presentare già da tempo. Così, anche se premette il suo “passo indietro” rispetto alle polemiche interne, l’annunciata diretta Facebook di Matteo Renzi diventa il palco non solo per attaccare il ministro dell’Interno, il presidente del Consiglio e tutto il governo, ma anche per le frecciatine ai suoi compagni di partito che “non hanno ancora capito qual è il Matteo da attaccare”.

Se Andrea Marcucci annuncia la mozione di sfiducia con l’avallo del segretario Nicola Zingaretti, l’ex premier se ne sta zitto al Senato e poi parla dal suo ufficio. Prima il giudizio sull’informativa di Conte: “Balbettava, non ha detto nulla, faceva male al cuore sentirlo, è il simbolo di quanto sta accadendo nel governo”. Poi sulla mossa dei Cinque Stelle di lasciare i propri banchi durante l’intervento del premier perché a riferire avrebbe dovuto essere Salvini: “Uno schiaffo al presidente del Consiglio”, lo giudica Renzi. 

“In questo quadro, il Pd non ha bisogno di polemiche”, dice. “Trovo sorprendente che qualcuno non abbia capito che il Matteo da attaccare è Salvini”. E allora, annuncia, “faccio un passo indietro rispetto alle dinamiche politiche del Pd”. Ma subito rivendica la sua idea inascoltata: “Oggi si è persa un’occasione: se avessimo chiesto prima la mozione di sfiducia, ne avremmo viste delle belle. Il M5s avrebbe dovuto scegliere e dire ‘ha ragione Salvini’ o invece mandarlo a casa. Si è scelto diversamente, peccato. Forse la faremo oggi, meglio tardi che mai”.

Quindi il contro-intervento su Facebook, con il racconto del suo discorso al Seanto se la dirigenza del suo partito l’avesse lasciato parlare: “Avrei chiesto innanzitutto le scuse della presidente Casellati, perché Parrini ha più volte chiesto conto della questione Lega-Russia e, dopo gli articoli de L’Espresso dello scorso febbraio, aveva chiesto a Salvini di riferire in Aula. E lei ha detto no”. Quindi l’attacco alla seconda carica dello Stato: “È una cosa gravissima, perché non ha titolo per farlo: è venuta meno ai suoi doveri di terzietà e garanzia”.

Poi, dice Renzi, “mi sarei rivolto a Matteo Salvini e non lo avrei trovato”. “Gli avrei detto che gli credo: se dice che non ha preso un rublo, fino a prova contraria gli credo. Non si parte dalla presunzione giustizialista dei Cinque Stelle e a volte della Lega, ma da un’assunzione di responsabilità. Però, Salvini ha fatto di più: ha detto guai a chi accosta il mio nome o quello della Lega ai soldi russi, minacciando querele”, ricorda. “Caro ministro, gli avrei detto in Aula: non querelare il Pd, i giornalisti, gli opinionisti. Devi querelare l’uomo che a nome della Lega ha chiesto i soldi ai russi, che lui ha portato a Mosca e a Villa Madama a cena con Putin. C’è una sola persona che deve querelare: Savoini, cioè il suo braccio destro che è stato registrato mentre chiede una tangente ai russi. Se non lo fa, sta nascondendo qualcosa”.

L’ex premier ha quindi rinnovato l’invito al leader della Lega sulla questione dei 49 milioni: “Ha un’altra persona da querelare: Matteo Renzi. Perché io ho sostenuto che abbia preso una parte di quei denari e gli abbia messi nella creazione della ‘Bestia’ di Morisi per la propaganda. O io sto mentendo e allora mi quereli oppure lui gli ha messi lì. E se è così, deve rendere conto. Io rinuncio all’immunità parlamentare, quella cosa grazie alla quale è riuscito a evitare il processo sulla Diciotti. Venga, sono qui. Altrimenti ammetta che lei ha usato i soldi degli italiani per finanziare la Bestia”. Renzi ha quindi riletto un tweet del vicepremier del 20 dicembre 2015, quando lui era presidente del Consiglio: “Scriveva su Twitter a me: “Ehi, imbecille perché continui a rinnovare le sanzioni alla Russia, bugiardo e chiacchierone”. Al presidente del Consiglio Conte che ha ribadito orgogliosamente il rinnovo della sanzioni, come lo definisce? È un imbecille anche il capo dell’attuale governo di cui Salvini fa parte?”.

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