“La vertenza dei lavoratori tirocinanti degli enti locali, del Miur e del Mibac necessita di immediata chiarezza. Non ci interessano le ‘complicanze burocratiche’, ma avere immediate risposte in merito al proseguo delle attività in tirocinio”. Carlo Barletta, Segretario Generale della Felsa Cisl Calabria in un comunicato del 2 luglio è stato chiaro: bisogna dirimere la questione. Al più presto. In gioco c’è l’esistenza di tanti uomini e donne calabresi.

La vicenda nasce in Calabria diversi anni fa. Con una Determina di Giunta nell’ottobre 2013 viene approvato il Piano operativo per coniugare gli interventi di sostegno al reddito con azioni di politica attiva in favore dei lavoratori percettori in deroga. Nel 2015 seguono un’infinità di atti, compresa, ad aprile, la delibera di Giunta, che rendono disponibili 41.865.761,06 di euro per “le misure innovative e sperimentali di tutela dell’occupazione e politiche attive del lavoro, collegate ad ammortizzatori sociali in deroga”. Messi a disposizione della Regione attingendo a fondi europei.

Dopo questo profluvio di burocrazia vengono pubblicati i bandi, rivolti ad Enti Pubblici, Ministero della Giustizia, Miur e Mibac. Ma l’attesa non è finita. Tra la presentazione delle domande e l’avvio del lavoro trascorrono all’incirca due anni. Oltre 4.500 persone, tra le quali alcuni ultra sessantenni, impegnate per 12 mesi per un massimo di 20 ore settimanali, con un’indennità mensile media pari a 500 euro. Persone che possono contare su un contributo. Ma che hanno anche la possibilità “di essere avviati in percorsi di formazione, svolgendo un’attività lavorativa di indubbia valenza socio-professionale”. Dando una mano dove il personale è insufficiente a svolgere le necessarie mansioni. Per esempio presso il Segretariato Regionale, le Soprintendenze, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, il Polo Museale Regionale, gli Archivi di Stato, la Soprintendenza Archeologica della Calabria, i Parchi, Musei ed aree Archeologiche statali. Accade così che il Protocollo di accordo del marzo 2016 tra Regione e Segretariato Generale del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo per la Calabria sancisce la possibilità per tanti luoghi culturali calabresi di poter contare su 627 nuove forze. Distinte in tre aree alle quali si può accedere a seconda del diploma di istruzione oppure di laurea, con mansioni differenti.

Le indennità mensili lorde oscillano tra le 400 euro corrisposte ai lavoratori della prima e seconda area e i 600 della terza. Le domande, nel 2016, sono state ben superiori alle richieste. Ma dal momento che trascorrono due anni prima che il percorso lavorativo venga realmente avviato, le graduatorie subiscono una fisiologica contrazione. Molti, nel frattempo, hanno trovato un lavoro vero. Così ad avviare il percorso formativo sono in 330 nelle Aree 1 e 2, 281 nella 3.

A marzo 2018, i 611 lavoratori effettivi iniziano il tirocinio formativo che a febbraio 2019 si è concluso. “La stagione estiva è iniziata, i musei non riescono a gestire il flusso dei visitatori e noi, risorsa gratuita e già formata, dobbiamo stare a casa”. È incredula la laureata trentasettenne che racconta la sua storia, ma che chiede di rimanere anonima come la gran parte dei colleghi. Hanno paura che esporsi pubblicamente possa costituire una minaccia al rinnovo del tirocinio. Ogni loro speranza sembra riposta in altri dodici mesi di lavoro.

I fondi ci sono. Serve una determinazione che “superi” il limite dei 12 mesi iniziali. Ma qui inizia la disputa che riguarda tutti i lavoratori. Non solo quelli impiegati dal Mibac. “La Regione ha individuato le risorse ed i nuovi percorsi, ma la le attività sono da realizzare all’interno di uffici di altri soggetti e ci deve essere l’assenso delle parti coinvolte”, scriveva lo scorso 4 giugno su Facebook, Angela Robbe, ex presidente di LegaCoop Calabria e assessore regionale al Lavoro e al Welfare. Tesi smentita dal senatore del M5s, Nicola Morra, secondo cui “dal Ministero degli Interni abbiamo ricevuto copia della comunicazione inviata alla Regione del 26 giugno in cui si specifica che ‘la richiesta avanzata da codesta Regione esula dalle competenze di questo Ministero’”. Questione tutta’altro che chiarita.

“In realtà noi avevamo chiesto al Ministero degli Interni, che ha competenza sugli Enti locali, di procedere ad una nuova intesa Stato-Regioni che modificasse l’obbligo di mantenere a massimo 12 i tirocini per gli ex percettori in deroga e verificare la possibilità che questi fossero assimilati nei tempi ai tirocini di inclusione sociale, che prevedono una durata di 24 mesi prorogabili di altri 24. Ci siamo rivolti al ministero competente sugli Enti locali sperando che si interfacciasse con il Ministro del lavoro per verificare la possibilità di modificare l’intesa”, ha sostenuto alla fine di giugno l’assessore Robbe. Le dichiarazioni si susseguono e le ragioni si contrappongono. Finora senza produrre nessun risultato concreto. Così l’incertezza per i tirocinanti prosegue. Per loro il tempo è davvero denaro.

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