di Gruppo di Lavoro Cure Palliative e Terapia del dolore – Ordine degli Psicologi del Lazio

Binario morto per una legge sul fine vita. Il 24 settembre scadrà il tempo concesso al Parlamento dal presidente della Consulta Giorgio Lattanzi per colmare il “vuoto normativo costituzionalmente illegittimo” su questo argomento. Una specie di “ultimatum” della Corte Costituzionale, che chiamata a pronunciarsi sul caso di Marco Cappato e DJ Fabo si era resa conto, appunto, di trovarsi di fronte alla mancanza di leggi di riferimento sulla questione. La richiesta della Consulta risale ormai all’ottobre scorso, ma i legislatori restano nell’impasse: ci sono cinque proposte di legge depositate, ma il dibattito non è in calendario nemmeno per settembre.

Una paralisi tutt’altro che casuale, vista la delicatezza del tema. Le divisioni, aspre fino allo scontro frontale, ci sono non solo fra i partiti, ma all’interno dei partiti. E sembra tramontato anche l’escamotage di intervenire solo modificando l’articolo 580 del c.p. (reato di aiuto al suicidio): l’aveva proposto al Comitato ristretto delle commissioni Affari sociali e Giustizia della Camera, il relatore del M5s Giorgio Trizzino, e condivisa da altre forze politiche (Fi e Pd).

La situazione rimane quindi bloccata e prevedibilmente lo resterà nei prossimi mesi. Non c’è da stupirsi, se si ricorda la difficoltà con la quale, a fine 2017, vide la luce la legge 219/2017 sul consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento. Una legge esito di un dibattito più che ventennale, a suo modo rivoluzionaria perché afferma in maniera inequivocabile la dignità della persona-paziente e il suo diritto a essere co-protagonista delle decisioni sui trattamenti sanitari. La 219/2017, peraltro tuttora largamente inapplicata, non è stata che un primo passo e non affronta in alcun modo il nodo dell’eutanasia, o delle decisioni sul fine vita. Rimanda quindi anch’essa al successivo intervento legislativo, quello ora impantanato nei veti incrociati del Parlamento.

Come psicologi, non ci compete e non ci interessa prendere posizione sulle responsabilità delle forze politiche, né entrare nel merito delle battaglie valoriali e ideologiche sul tema del fine vita. Teniamo però a sottolineare ancora una volta l’urgenza di legiferare su questo argomento, che da tempo tocca il tessuto vivo della società, interrogando la coscienza e la consapevolezza del singolo cittadino, suscitando dubbi e dilemmi etici, ma anche creando difficoltà pratiche, concrete, nei rapporti tra cittadini e istituzioni. Difficoltà che spingono a volte verso soluzioni tanto sofferte e radicali quanto, forse, evitabili in presenza di alternative normativamente chiare, dignitose e praticabili.

L’Ordine degli Psicologi del Lazio, attraverso il suo Gruppo di Lavoro Cure Palliative e Terapia del dolore, è attivo da anni sul tema del fine vita proprio con l’obbiettivo di informare il cittadino, stimolare il legislatore, coordinare le competenze e le esperienze tra i vari professionisti coinvolti. Il 4 aprile scorso dopo un anno di lavoro, l’Ordine ha presentato un documento congiunto con l’Ordine dei Medici della Provincia di Roma, l’Ordine degli Infermieri di Roma, docenti delle Università di Roma “Sapienza” e di Padova, la Società Italiana di Cure Palliative, le Associazioni Aisla e Luca Coscioni, bioeticisti dell’Ospedale Fatebenefratelli. Il documento, corredato da un glossario e frutto di un anno di lavoro comune, mira proprio a costruire ponti sulle differenze professionali e valoriali, per arrivare a una visione comune nell’interesse della persona-paziente e del cittadino. Ragionando insieme, valorizzando i diversi punti di vista, rispettando le posizioni di tutti alla ricerca di un minimo comun denominatore. Che si può trovare solo accettando la complessità e rifuggendo da soluzioni dicotomiche, che pretendono di sciogliere i nodi a colpi di spada.

Un primo passo, ma anche la proposta di un modello di lavoro che ci sentiamo sommessamente di suggerire anche a deputati e senatori perché riprendano in mano il dossier sul fine vita, sia pure in zona Cesarini. Perché ogni giorno è prezioso, ogni giorno migliaia di cittadini italiani, come malati, come familiari, come operatori sanitari, si trovano a navigare in acque infide e sconosciute, dove il legislatore non ha per ora saputo costruire né fari né porti. Sono soli, e chiedono a tutti noi un aiuto e un impegno. Non possiamo voltar loro le spalle.

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