Qualche crepa, molta paura ma nessun crollo né feriti. Nella notte tra lunedì e martedì un terremoto di magnitudo 3.7 ha colpito Roma. La scossa è stato registrato dall’Ingv a tre chilometri dal comune di Colonna, venti chilometri vicino dalla capitale. L’epicentro, a 9 chilometri di profondità, vicino al piccolo centro di 4mila abitanti nei Castelli RomaniSan Cesareo, Gallicano nel Lazio, Zagarolo e Monte Compatri gli altri Comuni vicini. “Al momento la Protezione Civile non ha registrato danni, come non hanno registrato danni né i Vigili del fuoco né la polizia locale. La metro C è stata verificata, ha ripreso il servizio poco prima di chiudere per la chiusura ordinaria di domenica sera”, ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi, all’uscita del concerto di Ennio Morricone a Caracalla, commentando la scossa di terremoto che si è sentita nella Capitale. Ha aggiunto poi che “nella zona est ci sono pattuglie della polizia locale che stanno girando per verificare eventuali danni. Comunque non abbiamo ricevuto segnalazioni”.

Gente in strada e chiamate al 112 anche a Roma, dove la scossa è stata avvertita in maniera netta nella zona est della Capitale. Principalmente si è trattato di richieste di informazioni. L’Atac ha sospeso per un breve periodo la circolazione della Metro C per svolgere delle verifiche. Squadre della Protezione civile regionale del Lazio e dei Comuni, in collegamento con la sala operativa regionale, stanno già effettuando dei monitoraggi nei centri storici delle città dei Castelli romani. Un quadro su eventuali edifici lesionati si avrà in modo più dettagliato domani.

L’area dei Colli Albani in cui è stato registrato il terremoto è a pericolosità sismica medio-alta. “Famosa per i vulcani, questa zona ha una sua attività sismica frequente e storicamente non sono mai avvenuti terremoti con magnitudo elevatissime”, ha detto all’Ansa il sismologo Carlo Meletti, dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il sisma più forte storicamente documentato risale al 1806, con una magnitudo stimata in 5.6, con danni abbastanza estesi sulle località più vicine, come Rocca di Papa e Zagarolo.

“Un parametro importante – ha detto ancora Meletti – è la profondità, pari a 9 chilometri: se il terremoto fosse stato ancora più superficiale avrebbero potuto verificarsi danni, per quanto lievi”. Il fatto che sia stato un terremoto abbastanza superficiale, inoltre, “giustifica il fatto che sia stato avvertito molto forte a Roma. La città – ha spiegato Meletti – ha una sua risposta sismica locale dovuta alla conformazione del sottosuolo, con vuoti e rocce sedimentarie, ossia non consolidate, che possono dare un effetto di amplificazione, esaltando l’onda sismica”. Nella sala sismica dell’Ingv si sta ancora lavorando per raccogliere e analizzare i dati. Non è stato facile, infatti, localizzare inizialmente questo terremoto: “Molti segnali erano discordanti perché il sistema automatico non aveva interpretato le tracce come appartenenti a due terremoti distinti”. Di qui la localizzazione iniziale nella zona della Marsica.

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