Gli Stati Uniti aprono nuovamente al dialogo con l’Iran, ma “senza precondizioni”. Lo ha fatto sapere il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, pur ricordando che la campagna di pressione Usa contro “le attività nefaste della Repubblica Islamica continuerà”. “Siamo pronti a sederci” con i leader iraniani, ha sottolineato il capo della diplomazia americana dalla Svizzera, dove si trova per colloqui con il ministro degli Esteri elvetico, Ignazio Cassis. La priorità, per Pompeo, è quella di ottenere il rimpatrio degli almeno 7 detenuti americani in Iran. Ma dal ministero degli Esteri iraniano arriva secca la risposta: “Prima cambino atteggiamento”.

È la prima volta che Washington fa un passo in direzione di Teheran, dopo essersi ritirata unilateralmente dall’accordo dei 5+1 sul nucleare e aver ripristinato le sanzioni nei confronti del governo islamico, provocando anche la reazione della Repubblica degli ayatollah che ha recentemente inserito l’esercito americano nella lista delle organizzazioni terroristiche. Lo stesso Pompeo aveva stabilito, un anno fa, dodici condizioni per concludere un “nuovo accordo”, soprattutto in materia di restrizioni sul programma nucleare iraniano, con un freno alle attività regionali del regime. Aveva chiesto alla Repubblica Islamica di agire come “un paese normale”. Ma nei giorni scorsi, il presidente Donald Trump è sembrato voler abbassare i toni, sostenendo di essere pronto a parlare con i leader iraniani. Da Bellinzona, oggi Pompeo ha ribadito che Washington sarebbe stata “disposta ad avere una discussione una volta che gli iraniani dimostreranno di comportarsi come una nazione normale”. 

Il segretario non nasconde che dietro all’ammorbidimento delle posizioni nei confronti dell’Iran ci sia la volontà di arrivare al rimpatrio di tutti i detenuti americani nelle carceri iraniane: una priorità del presidente Trump. Il capo della diplomazia statunitense ha detto di apprezzare il lavoro della Svizzera, che rappresenta gli Stati Uniti nel rapporto con Teheran, per la liberazione dei cittadini americani scomparsi o detenuti nel Paese.

Ma da Teheran arriva una dura risposta da parte del portavoce del ministero degli Esteri, Abbas Mousavi, che, citato dall’agenzia Mehr, ha dichiarato: l’Iran “non presta attenzione ai giochi di parole. Ciò che conta è il cambiamento dell’approccio generale nei confronti alla nazione iraniana”. Ribadisce il concetto, tenendo una posizione ancora più ferma, anche lo stesso ministro degli Esteri, Javad Zarif. “Non è molto probabile” che Teheran dialoghi con Washington, ha detto il capo della diplomazia iraniana. “Il dialogo è la continuazione del processo di pressione. Questo può funzionare nel mercato immobiliare, non funziona con l’Iran”, ha detto in un’intervista televisiva al programma This week della Abc. “Se l’obiettivo del presidente Trump è imporre pressione sui cittadini iraniani – ha poi concluso -, sicuramente ci sta riuscendo. Ma non raggiungerà i suoi obiettivi politici facendo pressione sugli iraniani”.

Durante l’incontro bilaterale, Cassis ha anche parlato con Pompeo di un meccanismo umanitario per l’invio di generi alimentari e medicinali non soggetti a sanzioni, si legge in una nota del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae). “Vogliamo contribuire a far sì che la popolazione civile colpita dalle nuove sanzioni possa disporre di beni necessari per la vita di tutti i giorni”, ha spiegato il ministro degli esteri elvetico, citato nel comunicato.

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