L’obiettivo è attivare la cassa integrazione straordinaria per i 1.800 lavoratori di Mercatone uno lasciati a casa dopo l’improvviso fallimento dell’acquirente Shernon holding. Prima il tribunale, che ha già restituito ai commissari gli immobili, deve autorizzare l’amministrazione straordinaria a tornare in possesso dell’azienda, consentendo il ricorso agli ammortizzatori sociali. I contratti verranno riportati alla data del 9 agosto 2018, prima dell’acquisizione. E’ stato questo l’esito della riunione di lunedì al ministero dello Sviluppo economico, durante la quale il ministro Luigi Di Maio ha annunciato, per giovedì 30 maggio, un tavolo con creditori e fornitori. Tra i primi ci sono anche i clienti che hanno versato acconti per mobili mai consegnati.

Una volta ottenuta la Cigs, ha detto il ministro, ci sarà “la fase di reindustrializzazione per dare un futuro certo ai lavoratori, ce la metteremo tutta lavorando collegialmente con le parti sociali e le Regioni”. Il prossimo passo sarà quello di incontrare, giovedì, i fornitori e i creditori della società dichiarata fallita dal Tribunale di Milano con circa 90 milioni di debiti accumulati in 9 mesi. Il problema, infatti, non sono solo i lavoratori ma anche un indotto di 500 aziende creditrici per circa 250 milioni di euro non riscossi. Per non parlare dei singoli consumatori, fra cui tantissime famiglie che rischiano di non ricevere più i mobili che hanno già pagato. Per tutelarle, le associazioni dei consumatori chiedono al governo misure ad hoc.

Quello che è accaduto a Mercatone Uno “non è accettabile” per il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha definito la situazione “uno schiaffo anche al governo e al ministero dello Sviluppo Economico”, visto che per due mesi la società ha preso impegni a presentare piani industriali che in realtà non sono mai arrivati. Per i sindacati presenti al tavolo le rassicurazioni arrivate dal ministro Di Maio sono positive ma non bastano. “Possiamo dirci moderatamente soddisfatti, abbiamo chiesto di intervenire immediatamente per il sostegno al reddito dei dipendenti e ci è stato garantito che ci sono i presupposti per un rapido ricorso alla Cigs”, ha spiegato il segretario nazionale Uiltucs Stefano Franzoni. Un altro tema è la ricerca di nuovi acquirenti. Su questo, i commissari “apriranno una nuova fase di selezione, non si sa se con un bando pubblico e con la formula già usata di selezione in sede privata”, ha continuato Franzoni aggiungendo che il ministro Di Maio ha detto che farà di tutto per evitare una soluzione “spezzatino”, ma contemporaneamente ha chiesto la collaborazione delle Regioni perché si possano trovare imprenditori locali disponibili a rilevare i negozi. In questo senso “l’apporto delle Regioni potrebbe essere fondamentale, soprattutto nei territori in cui c’è un’alta concentrazione di punti vendita”, ha spiegato Sabina Bigazzi della Filcams Cigl nazionale facendo notare che al momento i negozi resteranno chiusi, visto che non ci sono ancora certezze sulla possibilità di andare avanti con un esercizio provvisorio.

Per il segretario generale Fismic Confsal Roberto Di Maulo “i casi eclatanti di Pernigotti e Mercatone Uno evidenziano in modo palese l’inadeguatezza dell’attuale governo giallo-verde di fronte alla complessità della politica industriale all’epoca della globalizzazione. In particolare, il ministro Di Maio dimostra di non avere nessuna idea che vada oltre vuoti slogan pre-elettorali. È arrivato il momento di porre al centro del dibattito nazionale l’applicazione dell’art.46 della Costituzione che prevede la partecipazione dei lavoratori al controllo e alla gestione della vita dell’impresa”.

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