“Uno rompe il silenzio elettorale, l’altro non si accorge di un fallimento che lascia per strada 1.800 persone. Sono i due vicepremier, nessuno dei due ha mai lavorato, nessuno dei due ha capito come si lavora o come ci si comporta nelle istituzioni @matteosalvinimi @luigidimaio”. È Carlo Calenda, candidato alle Europee per il Pd e capolista nel Nord Est, a puntare il dito contro l’attuale governo sul fallimento della Mercatone Uno con la conseguente chiusura, avvenuta nella notte, di 55 negozi e 1.800 lavoratori informati della perdita di lavoro dai social.

L’ex ministro dello Sviluppo è uno dei tanti esponenti del Pd (compreso il segretario Nicola Zingaretti) che durante la giornata ha accusato il governo di scarsa vigilanza in questi 9 mesi. Un concetto espresso anche da Nicola Fratoianni, de La Sinistra: “Io stesso avevo visitato due punti vendita, uno in Toscana e uno in Abruzzo, con due interrogazioni al ministro Di Maio per avvertire dei rischi che i lavoratori mi avevano illustrato. Perché non è intervenuto a quel tempo il governo?”.

Ma c’è una differenza. Se la crisi di Mercatone Uno è iniziata nel 2015, quando al Mise c’era Federica Guidi, la vicenda si è poi conclusa (solo in apparenza evidentemente) il 18 maggio 2018 quando il ministero era ancora guidato proprio da Carlo Calenda, sia pure ai suoi ultimi giorni di lavoro (il governo Conte si è insediato il primo giugno). Fu quel giorno, infatti, che fu autorizzata la cosiddetta “vendita dei compendi aziendali di Mercatone Uno in amministrazione straordinaria”. Gli acquirenti individuati dai commissari straordinari Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari furono Shernon Holding e Cosmo. L’amministratore delegato della prima, Valdero Rigoni, aveva poi promesso un rilancio a tutto campo con interventi milionari. Il 21 maggio erano stati comunicati i dettagli in un incontro al Mise con i rappresentanti dei sindacati: ovvero che la Shernon Holding avrebbe acquisito 55 punti vendita oltre al marchio, alla logistica e alla sede mentre Cosmo, attivo con il marchio Globo, avrebbe acquisito altri 13 punti vendita.

Una procedura di vendita che per i tre commissari avrebbe dovuto consentire “la continuità aziendale e la salvaguardia di oltre 2mila posti di lavoro”. Come sottolinea Stefano Biosa, della Filcams-Cgil di Bologna, parlando all’agenzia di stampa Dire, “questo imprenditore è stato scelto dal ministero: il suo piano industriale, le garanzie e i partner sono stati vagliati e autorizzati dal ministero“. Il sindacalista però aggiunge: “Ci sta che il Governo, in quel dato momento, abbia valutato la proposta di Rigoni come la migliore, ma da quando abbiamo fatto l’accordo a giugno per la cessione del plesso aziendale sono passati nove mesi e in questi nove mesi un comitato di sorveglianza del ministero doveva vigilare, però non lo ha fatto”.

Per questo l’uscita di Calenda ha innescato la risposta dei Cinquestelle, attraverso facebook: “Pensavamo che almeno nel giorno del silenzio elettorale il Pd ci risparmiasse le sue balle. Ci sbagliavamo. Come si fa a mentire in questo modo? Non hanno più neanche un briciolo di dignità?”. Nel post il M5s pubblica il tweet di Franco Bechis proprio in risposta a Calenda. E alla fine in serata l’ex ministro controbatte e spiega: “L’autorizzazione è stata data dopo 4 gare deserte. Alternativa sarebbe stata la chiusura. La vendita è stata perfezionata ad agosto. La società avrebbe dovuto fare operazioni di rafforzamento del capitale. Non ho rimproverato a Di Maio la scelta ma la mancanza di vigilanza“.

Ora i sindacati chiedono di salvaguardare i lavoratori. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs si sono attivate presso il Mise “per avere un incontro in tempi brevi con l’Amministrazione straordinaria di Mercatone e con il curatore fallimentare di Shernon. È urgente ed indispensabile l’intervento del Mise per salvaguardare i lavoratori e preservare il futuro delle loro famiglie”. L’incontro al Mise, che era già stato fissato per il 30 maggio, è stato anticipato a lunedì. “E’ prioritario salvaguardare i livelli occupazionali e gli asset e verificare le responsabilità della proprietà” spiega Di Maio, perché la priorità sono i lavoratori “a cui oggi è stata calpestata la dignità”.