Ancora qualche ora e l’avremmo perso di vista. Invece, rientrando nella categoria dei trombati eccellenti, che è il seguito obbligato di ogni tornata elettorale, abbiamo l’opportunità di scoprire le gesta dell’enorme e magnifico rettore di Salerno, professor Aurelio Tommasetti, impossibilitato a portare le sue idee secessioniste (Prima il Mezzogiorno!) a Strasburgo. Per un pelo non ce l’ha fatta, ed invero si è dannato l’anima. Tommasetti, che insegna fiducia e chiede fiducia, è il docente che tutti vorremmo. Alla mano, sempre sorridente, sempre accomodante, poliedrico ispettore della ricerca, animatore di una vita che contempli studi e sacrifici, da qualche anno è terribilmente al lavoro per dare una prospettiva al Sud, alla sua terra, al suo mondo. Dapprima aveva consegnato a Forza Italia la sua disponibilità a candidarsi per il Parlamento nazionale. Incredibilmente Silvio Berlusconi gli aveva risposto picche. Da qui inizia il travaglio del rettore che da liberale convinto si ritrova “sovranista competitivo”. Cambia pelle, insomma. E nella trasformazione, lasciati a casa gli occhiali di color grigio topo, riemerge con due fanali di un azzurro spietato, tipo lampeggianti delle auto di polizia. Anche l’abito fa il monaco ed è un modo per essere al passo coi tempi e parlare ai suoi ragazzi, gli studenti dell’università. Giovane tra i giovani.

La forza del rettore, la sua vigoria fisica, la fantastica capacità teorica hanno rapito nelle settimane immediatamente antecedenti la presentazione delle candidature, Matteo Salvini. Che ha strappato ai suoi studi Tommasetti e gli ha chiesto una mano. Salvini ha accettato che il rettore gli lanciasse il guanto di sfida. E sebbene, come ormai sappiamo tutti, la Lega è per il “Prima gli italiani”, ha accolto l’uomo del “Prima il Sud”. Un atto isolato di coraggio e di ribellione che porta un nome e cognome. Il Sud che si affida all’uomo del Nord ma con orgoglio e dignità, a schiena dritta. Il Sud che affronta il Nord e gliele canta chiare.

Il rettore, super magnifico ed eccellentissimo, ha anche, con una lettera aperta, chiesto al cuore dei suoi studenti di aprirsi a lui e nel segno della croce (con un legittimo pensiero alla Vergine Maria, madre di Matteo) di fare una croce su Alberto da Giussano, notorio guerriero cilentano.

Il Senato accademico salernitano in questi giorni è rimasto impegnato nell’accademia e non ha visto, e se ha visto non ha letto e se ha letto non ha capito.

Il rettore, che non si è dimesso dall’incarico al momento di candidarsi giacché l’ipotesi, neanche prevista dalla legge, sarebbe stata, immaginiamo noi, troppo vile, ha di certo inteso di coinvolgere l’università in questo suo cammino sovranista competitivo. L’hanno seguito in tanti, ma non nel numero sufficiente. Trombato. Amen.