Il Pd tiene, ma non attrae “nuovi voti”. Per esempio: le perdite del M5s non vanno verso i democratici ma verso l’astensione e verso la Lega. E se vorrà avere qualche chance di allargare il proprio elettorato il Pd – così come la Lega e i Cinquestelle – dovrà fare i conti con un arbitro “inflessibile”: l’elettorato del Sud. Sono le conclusioni dell’istituto Cattaneo di Bologna che come a ogni tornata elettorale ha effettuato l’analisi dei flussi elettorali, in questo caso dalle Politiche del 2018 alle Europee di due giorni fa.

Il Cattaneo sottolinea intanto che il primo partito è cambiato in tutte e tre le ultime tornate elettorali di livello nazionale: 2014 (Pd), 2018 (M5s) e 2019 (Lega). “Un dato – dicono i ricercatori coordinati da Marco Valbruzzi e Pasquale Colloca – che dimostra ancora una volta l’estrema volatilità dell’elettorato italiano e la disponibilità a cambiare il proprio comportamento di voto da un’elezione all’altra e da un leader all’altro. I segnali di maggiore turbolenza e incertezza elettorali arrivano in particolar modo dalle regioni del Sud, e non soltanto per l’aumentato divario nell’astensionismo, ma soprattutto per la loro estrema mobilità nelle scelte di voto”. Ne emergono indicazioni per le varie forze. “Se il Pd vorrà recuperare consensi, se la Lega vorrà radicarsi e diventare definitivamente un partito nazionale, se Forza Italia vorrà resistere al ‘fuoco amico’ della concorrenza elettorale interna alla coalizione (da parte di Salvini così come di Meloni) o se il M5s vorrà mantenere una sua quota rilevante di consensi, è al Sud e al suo elettorato difficilmente mobilitabile e fortemente mobile che dovranno prestare particolare attenzione”.

In un’altra analisi, curata da Rinaldo Vignati, il Cattaneo ha preso in considerazione alcune aree di Torino, Firenze, Napoli, Palermo e Brescia. Emerge che il partito sotto la nuova gestione di Nicola Zingaretti ha tenuto rispetto all’astensione e ha interrotto l’emorragia che negli anni scorsi aveva portato molti voti del suo bacino elettorale del M5s. Rimane però sostanzialmente isolato: il suo attuale elettorato è composto nella quasi totalità da elettori consolidati, eccezion fatta per l’apporto di Liberi e Uguali. Ma la capacità di penetrazione in altri bacini elettorali è quasi nulla: non si registrano, infatti, significative riconquiste di elettori Cinquestelle. L’analisi, secondo i ricercatori del Cattaneo dimostra due cose: la prima è che “il Pd è ancora vivo e ha una sua posizione consolidata”, l’altra è che “non è ancora tornato ad essere competitivo e non lo sarà finché non riuscirà a riconquistare i voti che oggi sono del Movimento 5 Stelle”.

Il Cattaneo ha poi analizzato vari collegi elettorali, da Nord a Sud, e rileva che circa un terzo degli elettori del M5s delle Politiche dell’anno scorso ha confermato il proprio voto, in molti hanno scelto l’astensione, qualcuno in meno è andato alla Lega, quasi nessuno è andato al Pd. Le perdite verso il non voto, soprattutto nella zona di Napoli, si aggirano attorno al 50%, mentre il “travaso” nei confronti della Lega è stato un fenomeno più consistente al Centro e al Nord che non al Sud. Fenomeno visibile anche a occhio nudo e con le percentuali, peraltro. La Lega, in compenso, ha pescato molto di più fra gli elettori di Forza Italia, che si sono diretti verso la Lega in una misura che va, a seconda dei collegi analizzati, tra il 20 e il 40 per cento dell’elettorato berlusconiano di un anno fa.

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