Non è certo che abbia aiutato consapevolmente alcuni ‘ndranghetisti a entrare in contatto con la Juventus. Per questo dovrà subire un nuovo processo d’appello Fabio Germani, l’ex ultras della Juventus che era stato condannato dalla Corte d’appello di Torino per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito del processo Alto Piemonte, che giovedì è approdato in Cassazione dove i giudici hanno approvato in gran parte la sentenza di secondo grado. Diventano così definitive le condanne per associazione mafiosa di Saverio Dominello e suo figlio Rocco, esponenti della cosca PesceBellocco che erano riusciti a inserirsi nel giro del bagarinaggio dei biglietti della Juventus. Padre e figlio dovranno però essere processati di nuovo per un solo episodio, un tentato omicidio, in base al quale dovrà essere calcolata la durata della loro pena. I giudici del “Palazzaccio” hanno così messo una prima parola definitiva su una vicenda che ha rivelato l’interesse della criminalità organizzata nella gestione della Curva Sud dello Juventus Stadium, con Dominello junior a fare da garante della pace tra gruppi ultras, utilizzati della ‘ndrangheta per fare pressioni sulla Juventus e per garantirsi il giro d’affari alimentato dai biglietti.

In mattinata il sostituto procuratore generale aveva chiesto alla corte di dichiarare inammissibili undici ricorsi contro la sentenza della prima sezione penale della Corte d’appello di Torino. Secondo il pg l’unico ricorso da accogliere era quello firmato dall’avvocato Michele Galasso per Germani. Quest’ultimo era stato ritenuto responsabile di concorso esterno in associazione mafiosa, ragione per cui era stato condannato a quattro anni, cinque mesi e dieci giorni di reclusione. “Egli è pienamente consapevole di favorire l’infiltrazione ‘ndranghetistica nel predetto settore – scrivevano i giudici dell’appello -. È consapevole che l’azione di Dominello favorirà i profitti della ‘ndrangheta piemontese”. Ma era un giudizio opposto rispetto a quello pronunciato dal Tribunale un anno prima: il gup Giacomo Marson riteneva non provato che Germani “abbia effettivamente comportato un rafforzamento anche solo potenziale delle capacità operative dell’associazione”. Quindi su questo aspetto dovrà esserci un altro processo.

Tribunale e Corte d’appello erano concordi su un punto. La ‘ndrangheta era riuscita a controllare i gruppi ultras dello Juventus Stadium. Tramite il controllo della curva, controllava anche il bagarinaggio e faceva pressioni sulla società per poter ottenere più biglietti di quanto consentito dalle norme della giustizia sportiva, ragione per cui Andrea Agnelli e la società (mai coinvolti nell’inchiesta penale) sono stati condannati. Era il 1° luglio 2016 quando gli agenti della polizia hanno fatto scattare l’operazione “Alto Piemonte” contro le infiltrazioni delle cosche a Torino, Biella e Vercelli. Tra tutti gli arrestati, spiccavano i nomi di Saverio Dominello e suo figlio Rocco, ritenuti esponenti della cosca Pesce-Bellocco di Rosarno, e quello di Fabio Germani, l’ex ultras dei “Drughi” e poi fondatore dell’associazione “Italia Bianconera” che vantava ottimi rapporti con giocatori, allenatori e dirigenza. Nel corso dell’inchiesta, coordinata dai sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia Monica Abbatecola e Paolo Toso, erano emersi i contatti tra Germani, Dominello e alcuni dirigenti e funzionari della Juventus.