L’incendio che ha cambiato il volto di Parigi, devastando la cattedrale di Notre-Dame poteva essere evitato. Le numerose fragilità dell’edificio gotico e, in particolare, del suo tetto in legno fatto da 1.300 alberi di quercia, alcuni risalenti all’epoca di Carlo Magno, sono indicate nero su bianco in uno studio italiano, coordinato da Paolo Vannucci, da 24 anni in Francia, dove insegna Meccanica all’università di Versailles Saint Quentin en Yvelines. Uno studio del 2016, finanziato dal Centro nazionale della ricerca scientifica francese (Cnrs), le cui conclusioni sono state prima classificate come segrete, e poi ignorate.

“Questa tragedia si sarebbe potuta evitare con più attenzione”. A Ilfattoquotidiano.it Paolo Vannucci consegna tutta la propria amarezza: “Quando tre anni fa abbiamo fatto il primo sopralluogo sul tetto in legno di Notre Dame per il nostro studio, ci siamo subito resi conto che un incendio sarebbe stato inestinguibile. Il fuoco inarrestabile. La gigantesca struttura in legno alta 10 metri, come un palazzo di tre piani – spiega lo studioso – rappresentava, infatti, un enorme carico di fuoco, cioè di materiale infiammabile“. Entrando in quella ‘foresta di legno’, aggiunge il professore italiano, “ho capito subito che sarebbe bastato un innesco e le fiamme avrebbero avvolto l’intera struttura in meno di mezz’ora. Come poi è, purtroppo, accaduto”.

Per questo – precisa Vannucci – “ci è sembrato opportuno suggerire immediatamente l’installazione di un sistema antincendio automatico, che non era presente. E per questo, ci tengo a sottolinearlo, i pompieri non hanno nessuna colpa, come invece ho letto e sentito dire. Anzi, hanno fatto qualcosa di straordinario, salvando le due torri campanarie, che all’interno sono fatte di legno”. Le parole di Vannucci sono pacate, ma ferme, ed esprimono un grande disappunto. “L’altra cosa che ci ha colpiti – sottolinea – è stata la grande concentrazione di polveri che, superata una certa soglia, insieme all’aria formano una miscela esplosiva, che può detonare con la semplice accensione di una luce. Come in una stanza satura di gas”.

“Non so se questa sia stata la causa dell’incendio – chiarisce Vannucci – ma quel che posso dire è che in queste particolari condizioni l’innesco, la scintilla, potrebbe essere stato dato da un semplice cortocircuito o dall’accensione di una lampada. Per questo, lassù, non c’era un impianto elettrico”, sottolinea l’esperto. Il pensiero va all’impalcatura realizzata per i lavori di restauro, finita da subito sul banco degli imputati, tanto che gli stessi inquirenti parigini hanno immediatamente escluso la pista dolosa, optando per l’ipotesi di un incendio accidentale. “Penso che il cantiere sia stato realizzato rispettando tutte le norme di legge, sarà l’inchiesta giudiziaria ad accertarlo, ma forse – denuncia Vannucci – i responsabili non si sono resi del tutto conto con cosa avessero a che fare. Oltre a rispettare le leggi degli uomini, occorre rispettare anche quelle della Natura. E, invece noi scienziati restiamo troppo spesso inascoltati”.

La voce di Vannucci tradisce tutta la sua tristezza e commozione: è ancora scosso al pensiero della “grande fiamma disordinata e furiosa che saliva tra i due campanili” della cattedrale, per usare le parole profetiche di Victor Hugo, nella sua celebre opera Notre-Dame de Paris. “Ho sempre avuto una specie di venerazione per Notre Dame, di cui ero e resto completamente stregato. Abbiamo perso qualcosa di meraviglioso, un miracolo di una civiltà che non c’è più”, afferma sconsolato il professore. “Esistono tante cattedrali gotiche anche più ardite di Notre Dame, ma questo edificio è assolutamente unico, il risultato di 850 anni di finezza costruttiva di architetti sapienti, di cui non conosciamo ancora tutti i segreti”, precisa lo studioso.

A Firenze in queste settimane per una serie di conferenze, Vannucci non nasconde le proprie perplessità sul futuro della cattedrale parigina. “Non è vero che Notre Dame è salva. È ancora viva, per fortuna. Ma è come se avesse perso le gambe. Come se fosse stata mutilata. E, anche se verrà ricostruita, una parte della sua unicità è perduta per sempre. Avremmo dovuto avere più cura di questa vecchia signora”. “Mi auguro – conclude Vannucci – che l’incendio di Notre Dame possa servire da monito per ricordarci di investire di più in cultura, conoscenza e nella tutela del patrimonio. Le prime voci a essere, purtroppo, sacrificate in periodi di austerità”.