Più “impegno” e “chiarezza nella selezione della nostra classe dirigente”, perché “il potere si deve gestire per servire le persone, questo è il punto. E non deve essere messo al servizio di chi lo gestisce”. In una lettera pubblicata da Repubblica e rivolta a Eugenio Scalfari, il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, elenca i cardini di quella che “sarà la nostra vera prima rivoluzione”, dopo un’altra inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto dell’ex sottosegretario del Pd Giampiero Bocci e dell’assessore alla Sanità dell’Umbria, Luca Barberini, e all’iscrizione nel registro degli indagati anche della governatrice dem della Regione, Catiuscia Marini.

“La ringrazio per la sollecitazione ad essere vigili e severi sul tema delle inchieste giudiziarie. Ha ragione, ce l’ho ben chiaro e questo sarà uno dei punti più importanti che imporrò al nuovo Pd che dobbiamo costruire”, scrive Zingaretti rispondendo a Scalfari. Per rispondere a questa esigenza, secondo il segretario democratico, serve appunto una migliore selezione della classe dirigente che metta al potere che lo gestisce per servire le persone e non per se stesso: “Non deve essere la magistratura a definire questo confine, ma è la politica rinnovata che bonifica e rende chiara questa distinzione. E tutto ciò avviene in primo luogo con la selezione della classe politica e con le regole di funzionamento interno delle forze politiche”, sostiene Zingaretti.

“La magistratura ha il compito di intervenire per sradicare ogni forma di illegalità, naturalmente preservando le garanzie degli imputati e assumendo, insieme a noi tutti, la regola della presunzione di innocenza“, sottolinea il segretario Pd. “Questo  – prosegue – deve valere sia per noi che per le indagini che vedono coinvolti esponenti dei 5 Stelle o della Lega, partito quest’ultimo sul quale spesso si affacciano inquietanti scenari proprio sulle forme di finanziamento”. “Poi però – afferma Zingaretti – spetta alla Politica, con la P maiuscola, intervenire”.

“Il nuovo Pd che guido da poco più di un mese, farà di questo impianto culturale e di governo il discrimine assoluto della sua identità. Sarà la nostra vera prima rivoluzione”, promette in chiusura Zingaretti.

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