“La Casa della Bambole” è il titolo del film franco-canadese diretto da quel maghetto dell’horror di Pascal Laugier. Sul set delle quattro ruote è in programmazione invece “La Casa delle Bombole”, e il regista è Luca de Meo, l’ex enfant prodige del gruppo Fiat. De Meo è infatti il gran capo della Seat, la marca spagnola del gruppo Volkswagen, che sta schiacciando l’acceleratore sul metano ed è oggi il brand a offrire la gamma più ampia di vetture alimentate dal gas naturale. Carburante che in tanti considerano il più verde che ci sia, ancora più verde, in fondo in fondo, dell’elettricità. Inutile infilarci qui nel virtuoso dibattito. Anche perché le auto elettriche costano mediamente parecchio di più, dispongono di minore autonomia e non è semplicissimo caricarle lontano dal box, stante la penuria delle colonnine nel rifornimento energetico e la lentezza dell’operazione pieno.

Sulle alture intorno alla splendida città murata di Avila, a un’oretta e mezza di strada da Madrid, la Seat ha schierato in bella mostra l’attacco a tre punte del suo Metano Team, caratterizzato dalla sigla TGI, che sta per Turbo Gas Injecton. Le due alette guizzanti sono la Arona TGI (che appartiene alla trendissima categoria dei crossover/Suv) e l’agile Ibiza TGI, mentre il centravanti di sfondamento (chilometri) e la Leon TGI, che rispetto alle altre due può macinare, senza ricorrere all’aiutino della benzina, più strada prima di doversi fermare al distributore: 440 km invece di 360.

Lo dice chiaro e tondo, il presidente de Meo: “Seat sta promuovendo l’uso del metano come alternativa sostenibile ai tradizionali combustibili fossili perché consente di ridurre le emissioni di CO2, senza alcun impatto negativo sulle caratteristiche distintive delle nostre vetture”, sottolineando come, grazie alla compatibilità con il biometano proveniente da fonti rinnovabili, la tecnologia TGI ha tutte le carte in regola per giocarsela nella sfida della mobilità a basse emissioni. Certo, si parla di una nicchia: l’anno scorso, in Italia, con meno di 40 mila immatricolazioni le vetture a metano, pur in crescita del 14%, hanno rappresentato l’1,9% del mercato, ancora dominato dal gasolio, la cui fetta di mercato, pur dimagrita, s’è assestata al 51,5%.

Ora che ha una gamma articolata, quanto pensa di venderne la Seat? “Tutte quelle che mi daranno”, dice Pierantonio Vianello, direttore della filiale italiana di Seat. L’Italia, insieme a Germania e Spagna, è uno dei Paesi europei in cui il gas naturale, come direbbe Carlo Calenda nella interpretazione di Crozza, piacicchia maggiormente. Nel terzetto di spagnole metanizzate, le novità più rilevanti sono: la presenza di un crossover/suv, l’Arona, e il nuovo motore 1.5 che spinge la Leon, peraltro disponibile sia con il cambio manuale a sei marce che con il confortevole DSG.

Secondo i tecnici della Seat, le auto a metano della marca catalana emettono il 25% in meno di anidride carbonica rispetto all’equivalente modello a benzina e il 7,5% in meno di Nox rispetto all’equivalente versione diesel. E oltre ai vantaggi di tipo ambientale e fiscal/normativo (non pagano il bollo, o lo pagano molto meno rispetto alle auto col motore termico, e in molte ZTL vanno e vengono gratis, o a condizione di favore), possono mettere in strada anche costi di gestione al chilometro ridotti: del 30% per cento inferiori all’equivalente modello a gasolio, percentuale che può arrivare al 50% nel confronto con il modello a benzina.

Visto che parliamo di soldi, vediamo quanto costano le nuove Seat TGI, oggetto della consueta offerta di lancio, che Vianello si augura duri a lungo. Si parte dai 15.400 euro della Ibiza per arrivare ai 22 mila della Leon familiare, passando dai 17.900 euro della Arona, la più nuova del trio, spinta dal tre cilindri mille da 90 cavalli che in salita richiede qualche cambiata in più ma ti ripaga quando vai dal benzinaio (o dal metanaio).

Se non si rimane a secco di gas naturale, in teoria le Seat TGI possono non usare mai la benzina. A meno che la temperatura non scenda sotto i 10 gradi sotto zero. Comunque i 9 litri di serbatoio destinati al più classico dei carburanti rappresentano un bel cuscinetto se, in zona, scarseggiano i distributori a metano. A proposito: quanti ce ne sono, in Italia? A seconda delle fonti dovrebbero essere tra i 1.200 e i 1.500 abbondanti. Seat sta anche studiando il modo di coinvolgere alcuni concessionari nell’opera di proselitismo, per fargli piazzare qualche colonnina e tranquillizzare ulteriormente i clienti più preoccupati di non riuscire a fare il pieno. Il titolo completo del film di Laugier è “La casa delle bambole-Ghostland”. Chi compra un’auto a metano, tutto vorrebbe fuorché scoprire che la rete dei distributori gas naturale si riveli…fantasma.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

CO2 in aumento, Anfia: “Colpa di chi demonizza il gasolio”. Ma i danni li ha fatti per primo il Dieselgate

next
Articolo Successivo

Audi AI:ME Concept, elettrica e condivisa a prova di futuro – FOTO

next