“Ho detto che il 2019 sarebbe stato un anno bellissimo, ma era una battuta di reazione”, mentre “molti altri miei discorsi hanno rappresentato la nostra politica economica, discorsi che non possono essere affidati a una battuta”. Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, arrivando al Consiglio Ue a Bruxelles, ha gettato acqua sul fuoco commentando la revisione al ribasso della stima di crescita 2019, limata allo 0,2% nel Documento di economia e finanza varato mercoledì dal governo. A inizio febbraio il premier aveva prefigurato una “ripresa incredibile” per l’anno in corso. Ma ora, ha spiegato, il “contesto economico internazionale è completamente diverso”, con la Cina che “sta rallentando”, e quindi “bisogna tener conto degli ultimi eventi, non c’è stata nessuna cattiva previsione. Se la guerra dei dazi impone un rallentamento della crescita internazionale bisogna prenderne atto”. Intanto continuano i botta e risposta nell’esecutivo sulla necessità di aumentare l’Iva – le clausole di salvaguardia prevedono per il 2020 incrementi di tutte le aliquote dell’imposta per arrivare a un obiettivo di 23 miliardi di maggiori introiti – se si vuole allargare la flat tax alle famiglie con redditi bassi.

Per il sottosegretario Giancarlo Giorgetti qualsiasi decisione è prematura. “La flat tax si farà con l’aumento dell’Iva? Questo si vedrà nella legge di bilancio, adesso non si può ancora dire”. Una posizione possibilista che sembra fare a pugni con gli annunci dei vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che stando alle ricostruzioni dei quotidiani durante il cdm che ha dato il via libera al Def si sono scontrati con il ministro dell’Economia Giovanni Tria che avrebbe dato un aut aut tra la flat tax cara alla Lega e il disinnesco delle clausole. “Se vuoi la flat tax, dobbiamo aumentare l’Iva“, avrebbe detto il titolare del Tesoro a Salvini.

“È una follia, la flat tax si farà ma non aumentando l’Iva”, ha risposto il vicepremier Luigi Di Maio a margine della Festa della Polizia. Matteo Salvini, ovviamente presente al 167esimo anniversario della fondazione dell’arma, ribadisce: “Tria non ha detto che per fare la flat tax bisogna aumentare l’Iva. Ho letto sui giornali ricostruzioni surreali, che avrei litigato. Non sono mai stato tranquillo come ieri”. Di “tranquillissima riunione”, a dispetto di quello che è successo dopo, parla anche il premier Giuseppe Conte. Intanto però, proprio prima della sua partenza per il Consiglio europeo a Bruxelles, il presidente del Consiglio ha organizzato a Palazzo Chigi un pranzo-vertice con i due vicepremier.

Di certo rimane che la riforma del sistema fiscale in direzione della flat tax, al centro del dibattito politico degli ultimi giorni, è stata inserita nel testo finale in una versione diversa e più generica rispetto alla prima bozza del Pnr che già si limitava a spiegare che “il sentiero di riforma per i prossimi anni prevede la graduale estensione del regime d’imposta sulle persone fisiche a due aliquote del 15% e 20%, a partire dai redditi più bassi, al contempo riformando le deduzioni e detrazioni”. La seconda bozza, uscita dopo il cdm, specifica invece che “il governo, in linea con il Contratto di Governo, intende continuare, nel disegno di Legge di Bilancio per il prossimo anno, il processo di riforma delle imposte sui redditi (“flat tax”) e di generale semplificazione del sistema fiscale, alleviando l’imposizione a carico dei ceti medi“. Sparisce quindi il riferimento alle due aliquote al 15 e 20 per cento.

Le ricostruzione di Corriere della sera e Repubblica raccontano di un dibattito tutt’altro che sereno su questo punto, con Di Maio che avrebbe ribadito un concetto chiaro al M5s: “Noi dobbiamo pensare al ceto medio, così è roba per ricchi. Non voglio che si aumenti l’Iva”. Per questo il vertice pre-cdm si sarebbe prolungato così a lungo (poi l’approvazione è durata appena mezz’ora) e sempre per questo motivo sarebbe stata annullata la conferenza stampa finale.

“Stiamo ragionando per cambiare alcuni parametri europei perché vivere in una gabbia non fa per me e non fa per gli italiani – ha spiegato oggi Salvini – Una delle soluzioni è cambiare le regole europee“. Sulla flat tax, ha ribadito, “l’impegno entro l’anno è di approvare una rivoluzione storica per semplificare la vita alle famiglia italiane”. “Come al solito ci fate sempre litigare“, ha invece commentato il premier Conte. “È stata una tranquillissima riunione sul quadro di finanza pubblica, riteniamo che sia l’impostazione più corretta. C’è stata una normale dialettica“, ha sostenuto il presidente del Consiglio anche lui alla Terrazza del Pincio a Roma per l’anniversario della fondazione della polizia di Stato.

Draghi (Bce): “Stimolo alla crescita non faccia salire spread”
“I Paesi ad alto debito devono continue a ricostruire cuscinetti di bilancio” in modo tale da avere spazio di manovra attraverso le politiche fiscali. Lo ha ribadito il presidente della Bce, Mario Draghi. “E’ abbastanza chiaro che la priorità è spingere la crescita e l’occupazione e l’Italia sa come farlo“, ha aggiunto rispondendo a una domanda sulla forte revisione al ribasso delle stime nel Def. “E’ molto importante – ha proseguito Draghi – che queste priorità siano perseguite senza causare un aumento dei tassi (sui titoli di Stato, ndr) perché questo provoca una contrazione” del Pil. “Questo dovrebbe essere l’obiettivo della politica economica” in Italia, ha detto il numero uno della Banca centrale europea. “I dati sull’economia italiana non sono una sorpresa. Ci sono state già delle revisioni al ribasso nelle previsioni di crescita, per l’Italia così come per l’eurozona“, ha sottolineato Draghi.

Boccia (Confindustria): “Bagno di realismo per il governo”
“È un bagno di realismo del governo, in particolare sul 2019. Ora è evidente che lo stesso governo prevede un incremento della crescita dato lo sblocca cantieri e il decreto crescita su cui le aspettative chiaramente si elevano nella logica della previsione futura e della competitività del Paese”. Così il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha risposto a una domanda sul Def varato ieri dal Consiglio dei ministri. “Speriamo che questi due provvedimenti siano all’altezza delle previsioni che il governo fa. Bene chiaramente questo bagno di realismo perché un’operazione verità è determinante per il Paese e per il governo stesso”, ha aggiunto Boccia.

“Abbiamo avuto un primo anno di contratto di governo, siamo stati critici perché abbiamo detto che occorre un intervento organico di politica economica. Ora occorre guardare avanti più che rinunciare a cose che sono i fondamentali del contratto di governo”, ha risposto Boccia a chi gli chiedeva se per recuperare risorse sarebbe meglio cancellare quota 100 o il reddito di cittadinanza. “Il punto – ha spiegato Boccia – è usare per esempio le risorse che già sono stanziate per sbloccare immediatamente i cantieri, che significa non fare ricorso al deficit, non incrementare il debito pubblico e aumentare la competitività delle nostre imprese con una attenzione al mondo dei produttori, cioè imprese e lavoratori. Sono – ha concluso il presidente di Confindustria – i due assi cui il governo deve fare una grande attenzione e recuperare una sensibilità“.

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