Toccate o messe alle strette da uomini quasi sempre loro superiori e contro la loro volontà. Ma anche oggetto di avances ripetute e inopportune tramite email, social network, sms oppure attraverso regali con esplicito riferimento sessuale, telefonate oscene o esibizioni del corpo. Fino ad arrivare, infine, alla tentata violenza sessuale o alla violenza sessuale vera e propria. E’ quanto denunciato dalle giornaliste di quotidiani, tv e radio, dove il #metoo sembra, incredibilmente, non essere arrivato. I dati sono il risultato di un’indagine sperimentale su molestie sessuali e mondo dei media curata dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana (FSNI) con Kairos richerche e dalla nota statistica Linda Laura Sabbadini. La situazione che ne esce è drammatica: la realtà delle molestie sessuali subite dalle giornaliste è definita assolutamente “pervasiva”.

Dalla battuta alla violenza
I dati, infatti, parlano chiaro: l’85% per cento delle intervistate – le giornaliste che hanno risposto anonimamente al questionario sono state 1.132 su 2775 questionari somministrati –  dichiara di avere subito molestie, in qualche forma, nel corso della vita lavorativa nell’ambito dei media; il 66,3% afferma di averle subite negli ultimi cinque anni, mentre il 42,2%, indica di avere subito molestie negli ultimi 12 mesi.  Un altro indicatore di quanto siano diffuse le molestie nelle redazioni risulta dalla risposta alla domanda se altre colleghe le abbiano subite sul luogo di lavoro: nel 44,1% è affermativa.

Quali sono le molestie più comuni, subite dall’80,7% del campione nel corso della vita lavorativa? Si tratta di battute e commenti a sfondo sessuale, sguardi inopportuni e lascivi, domande inopportune e invadenti sulla vita privata o sull’aspetto fisico. Il 43,6% dichiara di avere ricevuto insulti e offese in quanto donna e il 41,6% di essersi sentita svalutata nel lavoro in quanto donna. Ma anche il dato sulle molestie fisiche e sessuali – abbracci, baci, contro la propria volontà – è rilevante: il 34,9% afferma di averle subite (13,7% negli ultimi 5 anni; il 5,9% nell’ultimo anno). Particolarmente grave il dato sulla violenza sessuale tentata o effettiva: l’ha subito l’8,5% delle intervistate, anche se negli ultimi anni è in calo (1% negli ultimi 5 anni).

Lo smartphone si rivela uno strumento privilegiato di molestia: tramite email, social network e sms, le giornaliste hanno ricevuto inviti a uscire insistenti (33,8%) avances ripetute e inopportune, commenti sessuali (19,6%), invio di immagini o regali con esplicito riferimento sessuale (11,9%). L’11,2% è stata seguita o controllata, il 9,2% ha ricevuto telefonate oscene, il 6% ha subito esibizione di parti del corpo e gesti osceni.

Il molestatore? Uomo e superiore di grado
Un altro dato che fa riflettere, sottolinea la ricerca, è il luogo in cui avvengono le molestie e cioè per lo più nelle redazioni. Il fatto che il 35% dichiari di averle subite in mezzo ad altri colleghi “indica che c’è un clima diffuso di ‘accettazione’ o scarsa consapevolezza della gravità delle molestie, siano anche solo battute che mettono a disagio chi ne è oggetto”. Nel 22,7% dei casi le molestie avviene in redazione, ma in una stanza chiusa mentre il  26% all’esterno. Nel 31,2% dei casi le molestie si sono svolte di fronte a testimoni: da 1 persona (9,7%) a 10 persone (6,6%). Ancora più grave il fatto che solo nel 18,4% dei casi qualcuno è intervenuto o abbia cercato di intervenire, mentre nell’81,6% dei casi nessuno ha reagito.

E veniamo agli autori: nel 98,6% a molestare è un uomo. Si tratta per lo più di superiori diretti (26,9%), colleghi con maggiore anzianità (16,7%), direttori e vicedirettori (14,8%), superiori non diretti (11,3%). Quasi la metà ha più di 46 anni. Poco meno di un quarto delle donne intervistate – il 22,6% –  afferma che l’autore ha molestato altre donne.

Le vittime, invece, non hanno età, anche se più del 50% avviene entro i 35 anni e la fascia più esposta – 21,1% – è quella delle donne giovani, tra i 27 e i 30 anni.  Quasi la metà di loro non conosce l’esistenza del codice anti-molestie aziendale.

Pochissime denunce, ma conseguenze pesanti sulle donne
Sebbene il 60,1% delle donne del campione che hanno subito molestie ne abbia parlato con qualcuno (colleghi, amici, famiglia, sindacato), il 97,8% non ha presentato denuncia (solo il 2,2% afferma di averlo fatto, 3,7% negli ultimi 12 mesi), e questo anche se la violenza è stata definita “gravissima”. Non si denuncia per varie ragioni: o perché non si ritiene il fatto abbastanza grave, o per evitare di perdere tempo. Ma una su dieci afferma di non aver denunciato “per paura di essere giudicata, non creduta, trattata male”. Quanto a eventuali provvedimenti presi nei confronti dell’autore, la risposta è negativa per il 90,6% e affermativa solo per il 2,2% delle intervistate. L’ultimo focus sull’indagine è sulle conseguenze dell’episodio di molestie subite: se il 50,7% sostiene che non ci sia stato nessun esito, il 15,6% dichiara di essere stata penalizzata sul lavoro, il 4% di aver cambiato lavoro, il 4,9% di aver rinunciato alla carriera, il 2,5% si essere stata trasferita di ufficio, il 2,5% di provare un disagio continuo.

In sintesi, la ricerca mette in luce che esistono nelle redazioni tipi di molestie più o meno gravi ma tutte “concorrono a creare un clima sociale pesante tra le donne nello svolgimento del loro lavoro”. La criticità è diffusa soprattutto all’interno delle redazioni e proviene in maggioranza dai superiori, “dunque molto si può fare per superarla”. “I dati sono orientativi e vanno presi con cautela”, concludono gli autori, ma segnalano “la necessità di un’attenta riflessione e azione seria e concertata da parte di chi è a capo dei media e degli editori. Il disagio delle donne è evidente e non deve più essere sottovalutato, anche perché questa situazione prefigura l’esistenza di dispari opportunità”.

Secondo Linda Laura Sabadini, infine, “quello che si evince, in generale, è che c’è un clima nelle redazioni che non va bene per le donne, un clima che limita le possibilità di affermazione delle donne stesse: solo il fatto che le donne dichiarano che quello che hanno subito è considerato da loro stesse grave (79% dei casi) dovrebbe far riflettere direttori ed editori sui fatto che non si può andare avanti così e che si deve mettere a tutto ciò  la parola fine. “.

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