Il sogno di tutti coloro che operano in Borsa è quello di conoscere in anticipo operazioni di acquisto o cessione di società, per poter prevedere improvvisi rialzi di quotazioni, lucrando sulla differenza di prezzo di un’azione. E chi, essendo in possesso di notizie riservate, le comunica a terzi contribuendo ad alterare il libero gioco del mercato, rischia di incorrere in una accusa di insider trading. È quanto è accaduto all’imprenditore trevigiano Giuseppe De Longhi, patron dell’omonimo gruppo, e alla sua segretaria personale. Sono indagati dalla Procura di Milano per aver rivelato la notizia dell’imminente cessione del 74,97% di DeLclima, una società del gruppo De Longhi che nel 2015 (a quell’epoca era quotata in Borsa) venne venduta a Mitsubishi Electric Corporation. I beneficiari della fuga di notizie, stando al capo d’accusa, sarebbero due: Alberta De Longhi, sorella dell’industriale, e la segretaria.

La notifica dell’avviso di conclusione delle indagini (coordinate dal pubblico ministero Stefano Civardi) è arrivato agli interessati dai finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di Milano, che hanno anche sequestrato disponibilità finanziare per 360 milaeuro. A tanto assommerebbe il guadagno asseritamente illecito realizzato con la compravendita. Le Fiamme Gialle hanno indagato sulla cessione di quasi i tre quarti di DeLclima spa, all’epoca in cui era quotata nel segmento Blue Chips del Mercato Telematico Azionario di Borsa Italiana. Di conseguenza si realizzò un’offerta pubblica di acquisto obbligatoria sul resto del flottante, con un prezzo che calcolava un premio dell’85 per cento del valore di acquisto.

Nell’estate 2015 Giuseppe De Longhi era presidente del consiglio di amministrazione della società e socio di controllo del gruppo. Secondo l’ipotesi d’accusa, avrebbe fornito alla sorella Alberta le notizie che non erano ancora a conoscenza del mercato riguardanti l’imminente vendita. Nell’arco di tre giorni, dal 10 al 12 agosto 2015, la signora avrebbe acquistato per sé e per i figli, azioni di DeLclima, pagandole 430 mila euro. Ma un paio di settimane dopo quelle stesse azioni erano state rivendute a seguito dell’Opa totalitaria che i giapponesi di Mitsubishi avevano lanciato il 25 agosto 2015. Il profitto fu di circa 360mila euro, pari all’85 per cento di maggiorazione del valore. Più modestamente, la segretaria di De Longhi avrebbe acquistato azioni per 15 milaeuro, realizzando un guadagno di 13mila euro. La Finanza ha indagato sui movimenti azionari sospetti perché avvenuti nell’imminenza della cessione da parte dell’imprenditore trevigiano.

Della vicenda si è occupata anche Consob che ha già inflitto una multa e una sanzione amministrativa di 360mila euro ad Alberta De Longhi. Nel marzo di un anno fa, Consob aveva contestato “l’acquisto di 128mila azioni DeLclima per conto proprio e 47mila DeLclima per conto di propri congiunti, utilizzando l’informazione privilegiata, acquisita in occasione di un incontro con […omissis…], conoscendo o potendo conoscere in base a ordinaria diligenza il carattere privilegiato di tale informazione”. Dietro l’omissis, evidentemente, c’era il nome del fratello.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Bollette, “da aprile l’energia elettrica cala dell’8,5% e il gas del 9,9% per via della riduzione dei prezzi delle materie prime”

prev
Articolo Successivo

Monete da 1 e 2 centesimi, lo stop nei supermercati: Conad il primo. Ecco come viene arrotondato il conto alla cassa

next