Inventavano antenati italiani per fare ottenere la cittadinanza a loro connazionali brasiliani. Ricostruendo parentele, producevano documentazione fasulla e antenati inesistenti. Per questo motivo sei persone sono state arrestate e messe agli obblighi di firma. È il risultato dell’operazione ‘Super Santos’ condotta dalla Polizia tra le province del Verbano-Cusio-Ossola e dell’Alto Novarese. Agli arresti anche un parroco della provincia di Padova, che si era prestato a battezzare un bimbo nonostante sapesse che i documenti della famiglia non erano in regola e a collaborare con la banda per pochi soldi.

L’organizzazione vendeva un pacchetto che contemplava, oltre alla cittadinanza, la residenza in alloggi della provincia, acquisti, gite sul lago e ogni tipo di assistenza.  Gli 800 brasiliani coinvolti ora rischiano di perdere la cittadinanza ottenuta con l’inganno. Le indagini, durate un anno, sono partite dalla segnalazione di un piccolo comune dell’Ossola, Macugnaga, dove il sindaco aveva segnalato la crescita esponenziale di brasiliani che richiedevano la cittadinanza. Un fenomeno poi riscontrato in altri 34 comuni tra Verbania e Alto Novarese.

Nell’elenco dei brasiliani ai quali era stata fornita falsa cittadinanza italiana, tra l’altro, c’era anche un giocatore della Chapecoense, la squadra di calcio distrutta da un incidente aereo nel novembre 2016. Il sistema messo in piedi ha fruttato agli arrestati 5 milioni di euro in poco tempo. “Prima di lasciare l’Italia i nuovi cittadini addirittura facevano dei selfie e li postavano su Facebook mostrando il passaporto acquisito”, spiega il questore di Verbania, Salvatore Campagnolo.  Dopo Macugnaga, segnalazioni da altri comuni erano arrivate in questura. Si è scoperto che i richiedenti la cittadinanza erano ospiti in una sessantina di alloggi che la banda metteva a disposizione. Le accuse per gli arrestati sono di falsità ideologica in atti pubblici, per il parroco padovano ed un brasiliano anche di corruzione per falsità in certificato amministrativo.

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