“È da quasi trent’anni che il movimento No Tav lotta contro le grandi opere e contro l’inquinamento, forse Greta (Thunberg) è venuta in Val di Susa a studiare la sua strategia”. È quasi mezzanotte a Bussoleno, storico comune No Tav della Val di Susa. Eugenio insieme ad altri trecentocinquanta militanti si prepara a partire in bus alla volta di Roma per il corteo nazionale contro le grandi opere inutili. “In questi anni molti giovani sono venuti da noi in Valle – racconta Marisa Meyer – ci fa piacere, ma noi gli abbiamo sempre detto di impegnarsi nel loro contesto in piccole battaglie, perché tanti fuochi contribuiscono a creare un grande fuoco”. Durante la sosta in autogrill, alle due di notte, c’è tempo per un cappuccino con Valerio, ex funzionario di un comune della Valle: “Noi abbiamo già vinto perché all’inizio il treno doveva passare a cielo aperto distruggendo case e fabbriche, ma grazie alle nostre proteste quel progetto non si è mai realizzato”. Oggi la lotta dei No Tav non è mai stata così vicino alla vittoria, ma le “acrobazie giuridiche” del governo sulla pubblicazione dei bandi continuano a non convincere: “Non ci bastano le promesse, vogliamo fatti – racconta il barbiere Mario – chi non ha rispettato i patti, come Pecoraro Scanio e Bertinotti non è finito bene, se il M5s non bloccherà l’opera, morirà politicamente”. Il bus arriva a Roma in tarda mattinata, senza essere controllato dalla polizia: “Meno male, perché l’ultima volta ci hanno sequestrato i coltelli da cucina per tagliare il formaggio”. In attesa degli altri bus da tutta Italia, Maria può scrivere sulla sua bandiera No Tav la data di oggi, allungando l’elenco dei cortei a cui ha partecipato dai primi anni Duemila ad oggi.

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