“Siamo d’accordo sulla sostanza, qualche differenza ci sia nelle modalità“. In vista del congresso mondiale delle Famiglie in programma a Verona da 29 al 31 marzo, il segretario di Stato Pietro Parolin ha commentato così le finalità dell’evento, che quindi ha incassato l’appoggio della Chiesa di Roma dopo aver spaccato la maggioranza di governo. “Cattolici sfigati? Sono parole che noi non usiamo” ha aggiunto Parolin, parlando a margine della cerimonia per i 150 anni dalla fondazione dell’ospedale Bambino Gesù. Nel botta e risposta politico, si inserisce la denuncia degli organizzatori dell’evento, che si sentono – hanno detto – come “i neri ai tempi della segregazione“. L’accusa dei promotori è rivolta contro chi sta cercando di boicottare l’evento: “Non solo non si doveva organizzare un Congresso sulle Famiglie – hanno sottolineato – ma i papà, le mamme e i bambini non devono avere ospitalità negli alberghi di Verona secondo la dittatura del pensiero unico, ragion per cui è iniziato il boicottaggio dei partner dell’iniziativa. Siamo arrivati – hanno accusato – alla denuncia alle autorità degli albergatori di Verona di telefonate e mail di minaccia e intimidazione”. Nella loro nota, Antonio Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vicepresidente del XIII Congresso Mondiale delle Famiglie, hanno risposto a che considerano il “clima di odio innescato dalle polemiche”. “Ci dovremo sedere sui posti in fondo negli autobus o dovremo girare con segni di riconoscimento? La responsabilità di questo gioco al massacro – hanno proseguito – è della politica, del M5s e del Pd che hanno deciso non solo di non partecipare ma di innescare questa moderna caccia alle streghe pro-family, avvelenando il clima e alimentando un odio folle. L’ultima novità – hanno continuato – è che 130 tra professori e ricercatori dell’Università di Verona hanno firmato contro il Congresso Mondiale delle Famiglie in nome del pluralismo, sì ma quale? La libertà di opinione ed espressione in Italia è gravemente sotto attacco. Come al tempo delle dittature – hanno concluso – oggi chi ci vuole impedire di parlare vorrebbe che non avessimo alcun diritto. Subiamo una nuova ghettizzazione e i media ci bullizzano ridicolizzando i nostri temi. Siamo stati inondati di menzogne, fake news anche istituzionali, ma noi andiamo avanti per il bene delle famiglie“. Il riferimento di Brandi e Coghe è all’iniziativa dell’ateneo scaligero, ma i numeri sono diversi: non sono 120 ma 350 i sottoscrittori (professori e ricercatori) di un documento di forte critica all’iniziativa in questione.

La denuncia degli organizzatori è stata confermata dagli organizzatori di Verona: “A qualche albergatore sono arrivate minacce, anche telefoniche, riguardo all’ospitalità dei relatori del Congresso mondiale delle famiglie. Minacce che noi abbiamo decisamente respinto al mittente” ha detto Giulio Cavara, presidente dell’Associazione Albergatori di Confcommercio. “Noi ospitiamo tutti i clienti che prenotano nei nostri alberghi – ha spiegato Cavara – senza alcun tipo di pregiudiziale. Noi svolgiamo il nostro lavoro in modo professionale con chiunque arriva nelle nostre strutture senza alcun tipo di ideologia, a prescindere dalle idee politiche, dalla religione, dalla razza“. Nei giorni scorsi, un comunicato dell’area vicina alla sinistra antagonista aveva invitato al boicottaggio degli alberghi che hanno siglato una convenzione con il Congresso delle famiglie, stilando anche una sorta di “black list” degli hotel. “Siamo pubblici esercenti – ha ribadito Cavara – diamo ospitalità a tutti e il tema della polemica, per quanto ci riguarda, è insignificante. Possiamo dire che si tratta di una fake gigantesca. Noi non abbiamo il potere di intervenire – ha concluso – Gli ospiti del Congresso mondiale delle famiglie verranno trattati con i guanti bianchi nello stesso identico modo come tutti i nostri clienti”. Per quanto riguarda la polemica seguita al patrocinio di Palazzo Chigi all’iniziativa, gli stesso organizzatori hanno fatto sapere che “ad oggi continuiamo ad utilizzare il logo di Palazzo Chigi sul nostro sito, sulle brochure e sui manifesti perché non ci è arrivato alcun contro-ordine“.

Da registrare anche la presa di posizione della Diocesi di Verona, che si è tirata fuori dalla polemica politica. “Alla Diocesi di Verona sta molto a cuore la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio che considera la sorgente fondamentale e vitale della convivenza civile – si legge in una nota – Consapevole delle fragilità del nostro tempo, la Chiesa veronese è impegnata nel promuovere iniziative inclusive e di sostegno per tutte le situazioni di difficoltà familiare a livello sociale, lavorativo e affettivo. Oggi c’è bisogno di più famiglia non di meno. E la politica – accusa la Diocesi – potrebbe fare di più e meglio. Nello stesso tempo la Diocesi di Verona si astiene dal prendere parte al conflitto politico su di un tema che, ritiene, non meriti il linguaggio violento e ideologico di questi giorni. Invita – è la conclusione del comunicato stampa – piuttosto a elaborare idee e proposte il più possibile condivise, a sostegno e a difesa delle persone che vivono situazione di fragilità affettiva, senza nulla togliere al valore di ogni dibattito che nasce da sensibilità diverse”.

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