“Per me Martino è più mafioso di Totò Riina. Totò Riina è un coglione rispetto a lui”. Parole forti, fortissime quelle pronunciate Pasquale Lonoce, l’imprenditore del tarantino arrestato insieme all’ex presidente della Provincia di Taranto, Martino Tamburrano, entrambi coinvolti insieme ad altre 5 persone nell’inchiesta “T-Rex” condotta dai finanzieri di Taranto e coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone e dal sostituto Enrico Bruschi. Nelle 191 pagine che compongono l’ordinanza di custodia cautelare spuntano le numerose intercettazioni raccolte dalle fiamme gialle guidate dal tenente colonnello Marco Antonucci. Una mole impressione di telefonate che raccontano sostanzialmente i tre momenti vissuti dagli indagati interessati all’autorizzazione richiesta dalla società di Roberto Venuti – anche lui finito in carcere – che avrebbe chiesto alla Provincia ionica per l’ampliamento della discarica “La Torre- Caprarica” di Grottaglie.

Lonoce era infatti l’anello di collegamento tra il presidente Tamburrano e Venuto. L’indagine ha illustrato che le richieste di denaro di Tamburrano erano diventate sempre più pressanti, soprattutto quando l’autorizzazione era stata concessa. L’ex presidente, infatti, aveva ricostituito il gruppo di lavoro e, secondo quanto emerge dall’inchiesta, lo aveva piegato al suo volere. Durante una cena in un ristorante di Bari a cui, oltre a Tamburrano e gli imprenditori, ha partecipato anche il maresciallo dei carabinieri Antonio Bucci (indagato a piede libero), l’ex presidente ha affermato senza mezzi termini: “Io oggi diciamo che ho affermato che la Provincia la comando io”. 

Parole che spiegano per i pm Carbone e Bruschi, il ruolo determinate di Tamburrano nella vicenda. Un ruolo che il politico ha fatto pesare in termini economici. A spiegarlo è un sfogo di Lonoce con un altro indagato: “Fatturato 700mila Euro con lui… 700/800 quelli che sono stati.. metà dei quali… sono andato a pagarli adesso. Trecentocinquantamila.. e per altri …Duecentocinquanta li ho dati a coglione per le elezioni e annessi e connessi … Solo di cene se ne sono andate 30mila euro al mese”. Già perché nel prezzo imposto da Tamburrano c’era anche il sostegno elettorale ed economico per la corsa al Senato della moglie Maria Francavilla, candidata alle ultime politiche nelle liste di Forza Italia ed estranea all’indagine, di cui Tamburrano è stato fino a poco fa uno dei maggiori esponenti a nel Tarantino.

Dalle carte emerge che Tamburrano intascava, inoltre, la somma di 5mila euro al mese. Esasperato dalle continue richieste e ignaro di essere intercettato, Lonoce sbotta: “Quindicimila Euro al mese esco…. Ieri sera 800 euro con lei se ne sono andati. Per dirti, e tutte le sere e tutte le sere, quante volte quello va a mangiare e pago io, va con quelli e pago io. Oh! In media, quindicimila-ventimila euro al mese esco fatti i conti. Una cosa che siamo noi tre, perché siamo amici, un altro conto che quelli li hanno messi tutti a carico mio. Adesso questo altro fatto qua, dei terminali, là, i computer, i telefonini per i figli dei figli, le cose. Eh! Non li va a ritirare se non li pago. Weh coglione!”.

Per i pm Carbone e Bruschi la somma di 5mila euro “con il passare del tempo andava via via aumentando in quanto il presidente della Provincia avanzava richieste sempre più esose e pressanti”. E tra e mazzette c’è anche un Mercedes di grossa cilindrata che Tamburrano ritira da un commerciante che era pienamente a conoscenza della vicenda al punto che suggerisce al presidente di usare accortezze: “Martino io direi due, tre mesi lasciala stare intestata a me... hai capito? Se no capi… si può pensare, hai capito? Se la è intestata prima lui, a fine anno, a dicembre, Puff e la…Quattro cinque mesi se no, perché poi la dobbiamo fatturare in un certo modo, noi a lui e conviene”.

Ma dalle carte emergono anche le mire espansionistiche: l’imprenditore Venuto, infatti, è attratto da un terreno adiacente alla discarica sul quale però c’è un vincolo ed è Tamburrano a rassicurarlo e a offrire la soluzione: “.. la compriamo.. io c’ho anche quello che può togliere il vincolo… sulla vincolistica me la vedo io… gli do l’incarico a quella là (…) e vedi che qua prenditi l’incarico ti do 20mila euro toglimi il vincolo hai capì?”. Per i giudici anche l’utilizzo della prima persona plurale è un segno emblematico del legame tra il politico e gli imprenditori.