Dopo aver vissuto la persecuzione razziale, subito il tentativo dei coloni nordeuropei di cancellare la loro cultura ed essere stati vittima, nei primi decenni del Novecento, di un programma di sterilizzazione forzata, i Sami, l’unico popolo indigeno europeo, vede la propria autonomia, conquistata dopo un secolo

Foto di Pekka Sammallahti

di battaglie, di nuovo a rischio. Il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha dichiarato illegittime e in violazione del diritto di autodeterminazione le decisioni della Corte Suprema Amministrativa finlandese che nel 2011 e nel 2015 ha conferito a 97 persone l’eleggibilità nel Parlamento Sami della Finlandia. Un’estensione che è andata contro il volere del comitato elettorale dell’assemblea: “Si tratta di un precedente gravissimo – spiega a Ilfattoquotidiano.it Markku Kiikeri, legale che sta offrendo la propria assistenza al Parlamento Sami – Se non venisse annullata la decisione della Corte Suprema, saremmo di fronte al primo passo in un processo di assimilazione culturale che porterebbe presto alla scomparsa del popolo Sami”.

Caccia, renne e nomadismo: chi sono – Pur non avendo uno Stato proprio, le popolazioni Sami hanno ottenuto negli anni il diritto ad autodeterminarsi all’interno dei territori di origine che sono stati loro riconosciuti, nella fascia settentrionale che va dalla Finlandia fino alla Penisola di Kola, in Russia, passando per la Svezia e la Norvegia. Un vasto territorio in cui lande innevate si alternano alle foreste di betulle dove da migliaia di anni i Sami si dedicano prevalentemente alla caccia e all’allevamento di renne. Spingendosi in questi territori all’estremo nord dell’Europa, non è difficile riconoscere gli appartenenti a questo antico popolo, circa 70mila nei quattro Stati, grazie ai coloratissimi costumi tradizionali che ancora oggi indossano, così come non è difficile accorgersi di quanto queste persone custodiscano ancora gelosamente le proprie tradizioni culturali, musicali e linguistiche. Il nomadismo che li caratterizzava nei decenni passati sopravvive ancora oggi, con gli allevatori di renne, principale fonte di sostentamento della popolazione, che per lunghi periodi dell’anno vivono in simbiosi con i propri animali, in un territorio tanto vasto quanto impervio che per loro vuol dire casa. Queste tradizioni radicate hanno resistito non solo allo

Foto di Ulrike Sippel

scorrere del tempo, alla prospettiva di una vita più semplice, in aree più temperate e sicuramente meno ostili che si possono trovare spingendosi verso sud, ma anche alle persecuzioni di cui il popolo Sami è stato vittima nel secolo scorso. Persecuzioni di cui si parla poco, rimaste nascoste per anni, ma che raccontano storie di ghettizzazione e di un tentativo di cancellare definitivamente la cultura di questo popolo nordico attraverso un processo di assimilazione da parte delle popolazioni del sud. L’insegnamento e l’uso della loro lingua, ad esempio, era vietato nelle scuole e la società non Sami guardava questo popolo come a una razza inferiore.

Dagli studi eugenetici all’autonomia – In Svezia, nel 1922, venne addirittura aperto un centro statale per gli studi eugenetici al fine di migliorare la cosiddetta razza nordica. Le testimonianze delle persecuzioni nei confronti dei Sami sono visibili ancora nei documenti dell’epoca, dove a fianco dei dati raccolti dai medici sono state ritrovate numerose foto di persone costrette a posare nude e lasciare che gli scienziati studiassero le loro caratteristiche fisiche per tentare di tracciare un profilo razziale comune. Questa persecuzione raggiunse il massimo livello di atrocità quando, proprio con l’intento di “purificare” la fantomatica razza nordica, si arrivò alla sterilizzazione forzata di migliaia di persone. Oggi i Sami hanno il monopolio dell’allevamento di renne nei loro territori, hanno diritto a sfruttare autonomamente e in maniera esclusiva le risorse di quel territorio, con gli anni sempre più minacciato dalla volontà dei governi di costruire nuove infrastrutture che facilitino l’accesso ai territori Sami e dalla corsa alle risorse naturali che si crede siano presenti nel sottosuolo. Tranne che nella penisola russa dove non sono stati riconosciuti come popolo indigeno, i Sami hanno anche dei loro Parlamenti eletti in Norvegia, Svezia e Finlandia allo scopo di rappresentare le comunità locali nei rapporti con le istituzioni centrali.

Il caso Finlandia. L’Onu: “Devono essere loro a definire l’appartenenza” – In Svezia e Norvegia, i Sami godono anche di speciali diritti economici, “ma non in Finlandia, dove il governo si ostina a non ratificare la Indigenous and Tribal Peoples Convention del 1989 che garantirebbe loro diritti economici e culturali. È un oltraggio”, afferma Kiikeri. “Se negli anni sono stati compiuti importanti passi in avanti nel riconoscimento di alcuni diritti del popolo Sami – continua l’avvocato – Nell’ultimo periodo decisioni come quelle prese dalla Corte Suprema finlandese ci riportano indietro nel tempo, a un periodo in cui si è cercato di assimilare la cultura Sami fino alla sua cancellazione”. Ed è per questo che il Comitato per i Diritti Umani dell’Onu ha appoggiato le denunce presentate

Foto di Pekka Sammallahti

dal presidente del Parlamento Sami finlandese, Tiina Sanila-Aikio, e dichiarato illegittime le decisioni della Corte Suprema sulla candidabilità di 97 nuove persone tra il 2011 e il 2015. “Il diritto all’autodeterminazione interna prevede che siano le popolazioni indigene a definire l’appartenenza al gruppo. Sebbene lo Stato possa esercitare poteri di supervisione sulle procedure al fine di facilitare il funzionamento delle istituzioni democratiche delle popolazioni indigene, tali poteri dovrebbero essere applicati con attenzione, sulla base di criteri ragionevoli e obiettivi “, ha dichiarato Yuval Shany, presidente della Comitato Onu per i Diritti Umani.

Il legale dei Sami: “Violato diritto di autodeterminazione” – “Sono due i criteri che, in casi come questi, vengono presi in considerazione – continua Kiikeri – Un criterio soggettivo, dato dalla volontà di queste 97 persone di essere riconosciute come membri della comunità Sami, e uno oggettivo, dato dal diritto e dalla capacità del comitato elettorale di decidere sulla loro effettiva appartenenza alla comunità. Stiamo parlando, in Finlandia, di un gruppo di circa 6mila persone che sanno riconoscere quali siano le famiglie che appartengono alla loro comunità. La Corte, in questo caso, ha valutato solo l’aspetto soggettivo, senza tenere conto del parere della comunità”. L’impatto di questa decisione su una popolazione di appena 6mila persone è l’aspetto che più preoccupa l’avvocato: “Se si rendono eleggibili 97 persone, automaticamente lo stesso diritto viene esteso a tutti i loro antenati – conclude – Stiamo parlando di centinaia, forse migliaia di persone che godrebbero improvvisamente del diritto di voto nel Parlamento Sami e che, ovviamente, eleggerebbero dei rappresentanti non Sami come loro. Una violazione del diritto di autodeterminazione che, se non sarà immediatamente corretta, potrebbe compromettere la sopravvivenza del popolo Sami”.

Twitter: @GianniRosini

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