Quasi mezzo milione di euro di indennizzo per “danni dovuti al vaccino esavalente”. È quanto ha deciso una sentenza del Tar dell’Emilia Romagna che il 20 febbraio ha condannato, per la seconda volta, il ministero della Salute a risarcire due coniugi modenesi e il loro figlio, secondo il tribunale reso disabile nel 2004 proprio dalla terapia di immunizzazione. Il dicastero di Via Ribotta a Roma dovrà versare una seconda tranche della somma, mai corrisposta, entro 90 giorni. Una parte dei 500mila euro, erano stati già versati dopo la prima decisione del 2013.

La vicenda ha inizio poco dopo il vaccino, quando il piccolo, ha appena tre mesi. Il bambino, oggi adolescente, è affetto da una cerebropatia cronica con grave ritardo nell’apprendimento, epilessia sintomatica, encefalopatia post natale e deficit visivo. Una condizione di salute che, secondo il giudice della prima sentenza, fondata su diverse perizie mediche, è legata proprio all’esavalente. Il ministero oggi guidato da Giulia Grillo, viene condannato a versare un indennizzo alla famiglia modenese, ma dopo il versamento della prima parte, resta in silenzio. I genitori del piccolo, quindi, decidono di rivolgersi nuovamente al Tar, ottenendo così l’ultima decisione del giudice, che risale al 20 febbraio.

Entrambe le sentenze fanno riferimento alla stessa domanda di risarcimento presentata dai due genitori in base alla legge 229 del 2005, quella che riconosce, appunto la possibilità di “indennizzo aggiuntivo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie”.

“I primi sintomi erano insorti nel piccolo dopo la puntura: parliamo del vaccino esavalente somministrato quando il bambino aveva tre mesi di vita – ha spiegato il legale della famiglia, Francesco Terruli – e il Tribunale, con sentenza del 2013, vista la consulenza tecnica d’ufficio, ha riconosciuto il nesso di causa tra la somministrazione del vaccino e i deficit”. “Il ministero pagò una prima tranche dopo la prima sentenza del Tar a cui ci siamo rivolti proprio perché nulla, ancora, era stato versato nonostante la sentenza passata in giudicato. Poi – ha continuato l’avvocato della famiglia – essendo previsto l’ulteriore indennizzo dalla legge 229 del 2005, abbiamo presentato nel 2017 un’ulteriore domanda per ottenere il risarcimento, appunto anche perché le condizioni dell’adolescente sono gravi. Eppure il ministero ancora una volta è rimasto in silenzio. Il 20 febbraio il Tar ci ha dato ragione”.

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