Quello che finora è certo è che due velivoli sono stati abbattuti, ma India e Pakistan danno due versioni diverse. Il terreno di scontro è di nuovo il Kashmir, lo stato conteso da decenni dai due paesi. L’aeronautica di Islamabad, che ha chiuso lo spazio aereo a tutti i voli commerciali, riferisce di avere abbattuto due jet indiani che avrebbero superato il confine fra i due paesi nella regione e hanno catturato i due piloti. Uno degli aerei colpiti è precipitato nella parte pachistana del Kashmir mentre l’altro sul territorio indiano della regione himalayana. Diversa le versione di New Delhi, che riferisce di aver abbattuto un aereo pakistano nella regione contesa del Kashmir, in uno scontro in cui uno dei suoi jet è stato a sua volta abbattuto dalle forze di Islamabad. Intanto l’India ha deciso di chiudere il proprio spazio aereo a nord di Delhi. Una tensione che si ripercuote anche sulle ricerche dei due alpinisti Daniele Nardi e Tom Ballard, di cui non si hanno notizie da domenica scorsa. Il via libera per la partenza dell’elicottero che doveva sorvolare il Nanga Parbat per rintracciarli è arrivato soltanto all’ora del tramonto e il volo è stato riprogrammato per domani mattina.

Premier pakistano: “Abbiamo mostrato all’India le nostre capacità, ma siamo disponibili al dialogo” – Il premier pachistano, Imran Khan, ha detto che il suo Paese è pronto ad aprire un dialogo con l’India per evitare un’escalation della crisi in atto. In un discorso alla nazione, il primo ministro ha affermato che “il buon senso deve prevalere” e che vanno evitati da entrambe le parti “errori di calcolo”. “Siamo pronti per ogni genere di dialogo e inchiesta su Pulwana“, ha aggiunto Imran Khan, riferendosi al recente attentato nella parte indiana del Kashmir in cui almeno 40 militari di New Delhi sono stati uccisi e per il quale l’India accusa il Pakistan. Per quanto riguarda l’abbattimento oggi di due jet indiani da parte della contraerea pachistana, dopo gli attacchi effettuati ieri dall’aviazione di New Delhi, il premier ha detto che il Pakistan ha voluto “mostrare all’India che abbiamo le nostre capacità”. “Abbiamo abbattuto i loro aerei e abbiamo i loro piloti”, ha confermato Imran Khan.

Usa, Cina e Ue: “Moderazione, evitare azioni militari” – Sulla tensione tra India e Pakistan è intervenuto anche il segretario di Stato americano Mike Pompeo – attualmente in Vietnam per il vertice tra Kim Jong Un e Donald Trump – che ha esortato i ministri degli Esteri dei due paesi, Sushma Swaraj e Shah Mehmud Qureshi, ad “evitare azioni militari”. “Ho comunicato ai due ministri che esortiamo India e Pakistan ad agire con moderazione ed evitare una escalation a qualunque costo”, ha affermato. “Li ho anche esortati a dare priorità alla comunicazione diretta evitando nuove attività militari”, ha aggiunto. Proprio oggi, il Pakistan ha annunciato di avere abbattuto due caccia indiani che erano entrati nel suo spazio aereo nel Kashmir e di avere arrestato un pilota che si era paracadutato a terra. E anche Unione europea, Cina e Russia invitano i due paesi alla “moderazione”.

I precedenti – Quello di oggi segna il culmine della tensione tra i due Paesi, già alta da un paio di settimane. Ieri, poco prima dell’alba, i caccia di New Delhi hanno bombardato e “distrutto” un campo di estremisti islamici del Jaish-e-Mohammed (JeM, l’esercito di Maometto) a Balakot, 80 chilometri all’interno dalla linea di confine tra i due Paesi in Kashmir. Nel raid sono entrati in azione 12 caccia Mirage-2000, coadiuvati da altri aerei in funzione di supporto e controllo, che hanno lanciato sei bombe sul campo di addestramento del Jem. La base, “dove si preparavano diversi attentatori suicidi”, che ospitava “almeno 325 jihadisti e 25 tra addestratori e comandanti” è stata “interamente distrutta”. Stando alle fonti di intelligence citate dai media, i morti sarebbero fino a 350. I jihadisti si erano rifugiati in un resort a cinque stelle e sarebbero stati colti nel sonno.

Secondo New Delhi, l’azione ha scongiurato un “piano imminente” per nuovi attacchi terroristici in India. Come quello di due settimane settimane fa, quando un’autobomba ha ucciso a Pulwama, nel Kashmir indiano, quaranta militari. Un’azione rivendicata proprio dal Jem, formazione jihadista che punta alla secessione dall’India e all’annessione al Pakistan. New Delhi ha accusato Islamabad di aver avuto un ruolo nell’attacco. Il Pakistan ha reagito nell’immediato facendo levare in volo i propri caccia. Poi, lungo il confine di demarcazione, sono stati sparati diversi colpi di mortaio verso le postazioni indiane che non hanno causato vittime.

La tensione tra India e Pakistan torna dunque a livelli preoccupanti, come ciclicamente accade da quasi settanta anni: e il principale nodo della contesa è sempre lo stesso, il Kashmir, lo stato a maggioranza musulmana di cui entrambi i Paesi amministrano una parte. Nel 1947, all’epoca della divisione dell’ex impero britannico in due stati, India e Pakistan, il Maharaja del Kashmir scelse di stare con l’India, anche se la maggioranza degli abitanti era musulmana. Il Pakistan contestò da subito quella decisione, e il primo conflitto scoppiò già nel 1948. Da allora, i due paesi si sono fronteggiati in tre guerre, (nel 1948, nel 1965 e nel 1999), e in molti conflitti minori.

Dal 1988, la popolazione del Kashmir indiano è insorta ripetutamente contro il governo e contro la presenza delle forze speciali dell’esercito. È nato un movimento per l’autonomia spesso affiancato da azioni terroriste di gruppi estremisti. L’India accusa da sempre il Pakistan di fornire appoggio e logistica a questi gruppi. Ma non solo: la tensione tra gli eserciti schierati da entrambi i paesi lungo la cosiddetta linea di controllo sul confine è costante, e sfocia spesso in scontri a fuoco.

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