Giornata di sole a Milano. Zona Navigli, verso via Vigevano, la stazione di Porta Genova. Il boss della ‘ndrangheta arriva a passo lento. Occhiali da sole, giacca scura e trolley. Con lui una persona. Dopodiché si salutano. Sotto l’insegna del tabaccaio della stazione. È qui che Salvatore Barbaro viene arrestato dai carabinieri del Nucleo operativo di via della Moscova. In realtà già da qualche giorno, il boss aveva fatto sapere di volersi consegnare alle forze dell’ordine. Contatti segreti che hanno poi portato all’arresto di questa mattina. Barbaro così è stato fuggiasco per oltre un mese, da quando la sentenza Cerberus è diventata definitiva in Cassazione. Per lui l’accusa è di associazione mafiosa. Da allora, anzi da qualche giorno prima che i giudici emettessero il verdetto, Barbaro si è eclissato. Mentre la moglie Serafina, figlia del boss Rocco Papalia, aveva cambiato telefono. Un piccolo Nokia. Normali accorgimenti per evitare intercettazioni. Un mese da fuggiasco, dunque. Tecnicamente non ancora latitante. Giorni passati non a Platì ma con buona probabilità attorno a Buccinasco, tra Gudo Visconti e Gudo Gambaredo dove vive la figlia con il marito. A fare cosa resta un piccolo mistero. Gli investigatori ritengono che Barbaro dovesse mettere a posto questioni di soldi e affari.

Jeans, giacca sportiva, sneakers, davanti ai carabinieri Barbaro ha fatto un sorriso di circostanza. Dopodiché ha seguito i militari. Dovrà scontare otto anni di carcere che con i vari ricalcoli potrebbero scendere, visto che Barbaro ha già fatto diversi anni di prigione. Nel 2008, quando per lui e altre sette persone scattano le manette,  è già il re del movimento terra. Finirà coinvolto in altre indagini. Emergeranno i suoi interessi sulla grande torta dell’Expo 2015. Contatti politici e rapporti con imprenditori lombardi con affari fin dentro al salotto buono di via Montenapoleone. Questo da sempre è stato il campo da gioco di Barbaro. Non la droga.

Suo padre Domenico, detto l’Australiano, morirà anni dopo. Mentre il fratello Rosario, anche lui condannato per Cerberus, si trova in carcere e usufruisce di permessi per andare nella sua casa di Gudo Visconti in via Venti settembre. Con l’arresto di Salvatore Barbaro, classe ’73, molto cambierà negli assetti della ‘ndrangheta a sud di Milano. Rappresentati della cosca di Platì oggi a Milano sono pochi e disuniti. Con buona probabilità lo scettro del comando tornerà in capo all’altra metà del cielo di Platì a Milano: la cosca Papalia collegata storicamente ai Barbaro. Gli investigatori da giorni stanno lavorando su un nome come successero. Si tratta di una nuova leva, giovane ma non giovanissimo, capace però di gestire con discrezione gli affari e soprattutto di ottenere la fiducia dei grandi capi in carcere.