Il tribunale di Essen potrebbe archiviare la richiesta di procedere all’arresto di due alti dirigenti della ThyssenKrupp condannati in via definitiva per il disastro nello stabilimento torinese in cui nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 morirono 7 operai. La richiesta di archiviazione è stata presentata dagli avvocati dell’amministratore delegato Harald Espenhahn – condannato in Cassazione a 9 anni e 8 mesi – e Gerald Priegnitz (consigliere del gruppo), condannato dalla Suprema Corte a 6 anni e 10 mesi. La notizia della richiesta di archiviazione è stata data all’inviato delle Iene Alessandro Politi dal giudice che si occupa di applicare la condanna italiana in Germania, Johannes Hidding. Secondo la mozione dei legali dei due dirigenti – non ancora discussa – “la sentenza italiana non è legalmente eseguibile in Germania: il procedimento in Italia era imperfetto e non è stato eseguito correttamente”. Il servizio di Politi andrà in onda nella puntata delle Iene del 19 febbraio.

Nel 2016 la Corte di Cassazione aveva confermato tutte le condanne per i dirigenti ritenuti colpevoli dell’incidente nell’acciaieria: oltre a Espenhahn e Priegnitz Cosimo Cafueri (responsabile della sicurezza), condannato a 6 anni e 8 mesi, Marco Pucci (consigliere del cda) a 6 anni e 10 mesi, Raffaele Salerno (Direttore dello stabilimento di Torino), 7 anni e 2 mesi, Daniele Moroni (dirigente area tecnica e servizi), 7 anni e 6 mesi. Se i quattro dirigenti si sono subito consegnati alle autorità per scontare la propria pena. I due tedeschi, invece, sono sempre sfuggiti alle proprie responsabilità, rifiutando l’esito del processo. L’Italia ha chiesto alla Germania di arrestarli per far loro scontare la pena qui. Ma i due condannati hanno sempre rivendicato il diritto di scontare i loro anni di carcere in patria. Nel frattempo, però, il loro processo è come ripartito, col tribunale di Essen che ha proceduto a ritmo lentissimo

Nel nuovo capitolo dell’inchiesta di Politi, viene intervistato anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dopo l’incontro con l’omologa tedesca, Katarina Barley, ma anche il giudice titolare del processo che procede a singhiozzo.

L’intervista al ministro Alfonso Bonafede
Bonafede: La ministra Barley concorda sul fatto che ogni volta che vengono violati i diritti devono essere risarciti, che chi ha sbagliato deve pagare e su questo non ci sono dubbi. Lei mi dice: “Si, ma in Germania vale la separazione dei poteri quindi io come ministro della Giustizia non posso andare a dire ai magistrati cosa devono fare e in quanto tempo, perché il giorno dopo teoricamente mi dovrei dimettere”. Lei mi ha posto la separazione dei poteri come elemento ostativo rispetto a qualsiasi invasione di campo. Da quello che sappiamo noi stanno verificando che tutto proceda regolarmente.
Iena: Chi è effettivamente il vero responsabile, chi in questo momento può decidere?
Bonafede: Loro, a differenza dell’Italia, hanno il ministro federale che, diciamo, è il mio omologo. E dopo hanno il ministro territoriale.

L’intervista ad Armin Laschet
Iena: Mi chiamo Alessandro Politi del programma italiano “Le Iene”. Siamo venuti dall’Italia apposta per incontrarla. Abbiamo solo qualche domanda da farle, la prima è questa: lei dice sempre che l’Europa è il futuro, giusto?
Laschet: Si, si. È vero.
Iena: Quindi, qual è il rapporto tra Germania e Italia?
Laschet: Si, l’Italia è uno degli stati più importanti dell’Unione Europea e l’Italia è veramente importante per il processo di unificazione dell’Europa. So che in Italia adesso c’è una situazione difficile ma noi speriamo che l’Italia, seguendo i suoi valori e i principi dell’Europa, possa riprendersi.
Iena: Quello che dice è fantastico. Ma cosa ne pensa del caso Thyssenkruup? E che i due manager tedeschi, a distanza di quasi tre anni dalla condanna definitiva, siano ancora liberi?
Laschet: Stiamo discutendo per trovare una soluzione, però questa è una domanda giuridica di cui si stanno già occupando le istituzioni.
Iena: Si, ma lei è l’istituzione…
Laschet: Il Primo Ministro non può interferire con i procedimenti giudiziari.
Iena: Però lei può almeno supervisionare?
Laschet: …
Iena: Lei sa dirci quando la Germania arresterà i due manager?
Laschet: Ti ho già risposto che le istituzioni se ne stanno occupando per trovare una soluzione.
Iena: Ma una data, non c’è una data?
Laschet: La risposta è che non so cosa stiano negoziando ma troveremo una soluzione a questo caso. Però, non tramite i politici ma grazie alle istituzioni.

Il colloquio con il giudice Hidding
Hidding: Quando questo caso è arrivato nei nostri uffici abbiamo scoperto che mancavano dei documenti. Non ricordo esattamente cosa mancasse ma erano documenti relativi alle sentenze italiane (i documenti relativi alla sentenza di condanna del 2016 che le autorità tedesche dicevano di aver perso. Una volta ricevuti, ne hanno richiesti di nuovi, ndr). L’anno scorso, nel dicembre 2018 poco prima di Natale, una mozione, presentata dalla difesa dei due condannati, ha richiesto l’archiviazione del caso.
Iena: Cosa significa?
Hidding: Sostanzialmente questa mozione dice che la sentenza italiana non è legalmente eseguibile in Germania. Il procedimento in Italia era imperfetto e non è stato eseguito correttamente. La mozione è composta da almeno 20/30 pagine.
Iena: Ma perché sta ridendo? Non è divertente…
Hidding: Ehm… Io… Forse… Non lo so.
Iena: C’è una data?
Hidding: La decisione finale potrebbe avere due diversi scenari: da una parte è possibile che ritenga la sentenza italiana eseguibile condannando i due imputati, se la sentenza è legittima non ci saranno più discussioni. Tra un paio di settimane, massimo un mese, si dovrebbe arrivare a una decisione. Il giudice prenderà una decisione definitiva.

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