Matteo Salvini ha superato il primo ostacolo: la giunta per le Immunità al Senato ha deciso di negare l’autorizzazione a procedere per il ministro dell’Interno sul caso Diciotti. Ora la parola spetterà all’Aula di Palazzo Madama che dovrà esprimersi entro il 24 marzo e che salvo sorprese si allineerà con quanto deciso dai colleghi. Il voto, atteso da settimane tra polemiche e strategie interne, è arrivato nel primo pomeriggio tra le tensioni. Il senatore M5s Mario Giarrusso all’uscita dalla giunta ha replicato ai senatori Pd che protestavano con i cartelli “vergogna”, facendo il gesto delle manette: “Io non ho parenti arrestati”, ha detto provocando le grida dei democratici. Il riferimento è ai genitori dell’ex premier Matteo Renzi che sono stati messi agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta sul fallimento di tre cooperative. In serata però è stato lo stesso ministro M5s della Giustizia Alfonso Bonafede a condannare il gesto del collega Giarrusso: “E’ sicuramente sbagliato, un senatore della Repubblica non deve permettersi di farlo”, ha detto intervistato su La7 a Otto e mezzo.

La salvezza per il leader del Carroccio, dopo il no all’immunità della base M5s, era quasi scontata. Una volta ufficializzato il risultato, il ministro ha esultato: “Siamo una squadra. Al governo c’è una squadra, non ci sono dei singoli, quindi ringrazio per la fiducia alla squadra”. La giunta ha approvato con sedici voti a favore la proposta del presidente e relatore Maurizio Gasparri che dunque negano il processo al ministro dell’Interno per sequestro di persona: sono i sei esponenti del M5s (assente la settima senatrice, Grazia D’Angelo, che ha partorito in nottata), i 4 della Lega, i 4 di Forza Italia, uno di Fratelli d’Italia e uno del gruppo Autonomie. Contrari alla proposta del relatore – e dunque a favore dell’autorizzazione a procedere – i 4 esponenti del Pd e i due commissari del Gruppo Misto, Pietro Grasso e Gregorio De Falco.

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Il voto e Gasparri: “Faremo giurisprudenza” – Il presidente Gasparri – come annunciato – ha votato a favore del suo parere. Adesso tocca all’Aula a dire l’ultima parola: Palazzo Madama è chiamato ad esprimersi entro il 24 marzo per ratificare o contraddire la proposta votata oggi. La richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini è stata avanzata dal tribunale dei ministri di Catania ed è legata al caso della Diciotti: il ministro è accusato di sequestro di persona aggravato. Soddisfatto il relatore Gasparri che dopo il voto si atteggia a giurista: “È una vicenda inedita faremo giurisprudenza. Sono molto lieto che la mia proposta sia stata accolta, abbiamo fatto ottimo lavoro”. Il senatore di Forza Italia ha spiegato che il suo mandato di relatore in aula è stato votato anche dal Pd: “Lo considero un atto di rispetto personale… Poi ce l’hanno con Giarrusso, quelli ce l’hanno con Renzi… Io non ce l’ho con nessuno. Devo applicare le regole della Costituzione, della legge e del regolamento“.

Contestazione Pd. Giarrusso fa segno delle manette – Il risultato della consultazione in giunta, per la verità era atteso, dopo che ieri a base del Movimento 5 stelle ha votato in maggioranza per il no al processo per il leader della Lega (59% delle preferenze). Un voto che ha raccolto le proteste di esponenti dem, che avevano già organizzato un flash mob davanti alla sede della giunta: non appena Gasparri e i commissari sono usciti dall’Aula, i senatori del Pd che protestavano nel cortile hanno cominciato a gridare “Vergogna e onestà. Giarrusso vergogna” all’indirizzo del senatore del M5s. Il quale da parte sua ha reagito facendo il gesto delle “manette”, incrociando i polsi, verso i senatori dem che lo contestavano. La protesta si è accesa quando Giarrusso ha detto: “Io non ho i miei genitori agli arresti domiciliari. Sono loro che dovrebbero vergognarsi per quello che hanno fatto loro e i loro parenti per distruggere l’Itali”. Il riferimento, chiaramente, è per le vicende giudiziarie che hanno coinvolto nelle ultime ore i genitori di Matteo Renzi.

Bonafede: “Nessuna svolta garantista” – Le contestazioni, ovviamente, sono legate al fatto che ieri la base dei 5 stelle hanno dato il via libera al salvataggio del ministro dell’Interno. Un passaggio di svolta cruciale per la storia del Movimento, anche perché non è arrivato a larghissima maggioranza: il 41% degli iscritti, infatti, ha votato per mandare a processo Salvini. Nessuna svolta garantista, parliamo di una situazione nuova rispetto al passato e il Movimento ha voluto interrogare i propri iscritti e la risposta è condivisibile. Andiamo avanti a testa alta, portando avanti i principi del Movimento Cinque Stelle”, ha detto il ministro della giustizia, Alfonso Bonafede. “Il Movimento 5 Stelle ha preso la sua decisione sul caso Diciotti. L’ha presa tenendo fede ai propri valori e al principio della democrazia partecipata. 52.417 di votanti su Rousseau sono una risposta. Per sua stessa natura un buon cittadino sente il bisogno legittimo di condividere le responsabilità politiche”, ha scritto su facebook il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli. Nei giorni scorsi Salvini aveva sempre detto che qualunque decisione avessero preso i grillini, non ci sarebbero stati effetti sul governo. Ieri però, mentre il voto su Rousseau era in corso, è arrivato l’avvertimento di Giancarlo Giorgetti: “I 5 stelle – ha detto il sottosegretario – non sfiduceranno il loro governo”. E così è stato.

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