Un milione e 745mila firme con l’obiettivo di arrivare a un referendum per salvare le api. Accade in Baviera, dove in un paio di settimane il 18 per cento della popolazione si è recato presso il proprio municipio, facendo la fila per ore al freddo, per dare il sostegno a questa battaglia. A testimonianza di quanto venga sentito a queste latitudini il problema del futuro sempre più incerto di questo insetto. Negli ultimi 30 anni si è assistito a un inesorabile declino: oggi in Baviera il 54% delle api è sparito o in via d’estinzione. La proposta referendaria, promossa dalla Lega per la protezione della natura (‘Bund Naturschutz’) e dai Verdi, prevede che il 20% delle terre agricole siano coltivabili entro il 2025 con criteri biologici, arrivando poi al 30% nel 2030. Il 10% degli spazi verdi, inoltre, dovrebbe essere trasformato in prati fioriti. E mentre i pesticidi verrebbero banditi in ampie aree del Land della Germania, sarebbero vietati all’agricoltura corridoi larghi cinque metri lungo i fiumi. Per ottenere il voto servivano almeno 950mila firme (il 10 per cento della popolazione bavarese) e ne sono arrivate il doppio, nonostante l’opposizione degli agricoltori. Ora il referendum dovrà essere organizzato entro sei mesi. Tutto questo accade mentre in Unione europea si discute sulle linee guida utilizzate dall’Efsa proprio per valutare l’impatto dei pesticidi sulle api. Di qualche settimana fa la denuncia di Greenpeace: “L’Ue sta per abolire gli standard di sicurezza per le api” che l’anno scorso hanno portato al divieto di pesticidi nocivi per gli insetti impollinatori. “Altro che referendum – spiega a ilfattoquotidiano.it Federica Ferrario, responsabile della campagna agricoltura di Greenpeace – in Italia il dibattito politico non punta certo su questi temi, mentre questa dovrebbe essere la nostra grande scommessa, visto che siamo famosi nel mondo per il settore agroalimentare”.

Verso il referendum in Baviera – In queste settimane, invece, in Baviera l’attenzione all’argomento è altissima e si assiste a un braccio di ferro. Da un lato i promotori del referendum, che un loro peso politico ce l’hanno visto che alle elezioni regionali dello scorso autunno in Baviera i Verdi hanno ottenuto il 17 per cento delle preferenze. Dall’altro l’associazione degli agricoltori, che nella regione guidata dal governatore cristiano sociale Markus Söder è molto potente. E agguerrita. Al centro proprio il partito bavarese Csu, affiliato alla Cdu di Angela Merkel. Come riporta il quotidiano La Repubblica, la responsabile del referendum, Agnes Becker, ha già dato la propria disponibilità a sedersi al tavolo per discutere la proposta di legge del governatore Söder, pur sottolineando che non ci sono grandi margini di trattativa rispetto a quella oggetto dell’eventuale referendum, considerata “già un compromesso”. Su alcuni punti, trovare un accordo non dovrebbe essere difficile, come sui corridoi liberi dall’agricoltura lungo i fiumi. Improbabile, comunque, che il Parlamento bavarese accolga la proposta di legge dei referendari. Le alternative sono che si arrivi a una proposta di legge comune da far votare al Parlamento oppure che, senza un accordo politico, al referendum si chieda ai cittadini di scegliere tra due testi, quello degli ambientalisti e uno nuovo formulato dal Parlamento. E mentre la Baviera deciderà per sé, nel resto del mondo si rischia di andare in direzione opposta.

La questione in Europa – Ad aprile scorso l’Ue aveva votato il bando permanente e quasi totale di tre insetticidi neonicotinoidi dannosi per le api. Un divieto che estendeva quello parziale già in vigore dal 2013 per tre neonicotinoidi, l’imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il tiamethoxam della Syngenta (rimane consentito il loro utilizzo solo all’interno di serre permanenti). È ancora possibile, inoltre, utilizzare altri neonicotinoidi come acetamiprid, thiacloprid, sulfoxaflor e flupyradifurone e altre sostanze quali cipermetrina, deltametrina e clorpirifos, tutti insetticidi potenzialmente pericolosi per le api e gli altri insetti impollinatori. A gennaio Greenpeace ha lanciato l’allarme sulla possibilità che l’Europa si preparasse ad approvare criteri meno stringenti per le autorizzazioni future dei pesticidi. “Vogliono stravolgere gli standard – spiega Federica Ferrario – e questo rappresenterebbe un enorme passo indietro rispetto a quanto fatto finora”. La risposta della Commissione europea non si è fatta attendere, sottolineando la volontà di “attuare il più rapidamente possibile criteri più rigorosi” per la valutazione del rischio dei pesticidi sulle api “nella misura in cui gli stati membri (che sono divisi sugli standard da adottare) sono disposti ad accettarli”. “Sono cinque anni – ha ricordato il portavoce – che la Commissione prova senza risultato ad avere l’ok degli stati membri perché applichino pienamente” le linee guida proposte dall’Efsa nel 2013. Le stesse che nel 2018 hanno portato al divieto di impiego all’aria aperta dei tre pesticidi neonicotinoidi. In questa situazione quelle restrizioni resteranno un’eccezione perché, spiegano dalla Commissione “il documento sulle linee guida non è attuato nelle revisioni regolari delle sostanze attive”.

La Fao: “Il 75% delle colture dipende dall’impollinazione” – Tradotto, significa che non si fa abbastanza. Eppure l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha chiesto ai Paesi  di fare di più per proteggere le api e gli altri impollinatori, sottolineando che oltre il 75% delle colture alimentari mondiali dipendono in una certa misura dall’impollinazione per resa e qualità. Le api, invece, sono gravemente minacciate dagli effetti combinati del cambiamento climatico, dell’agricoltura intensiva, dei pesticidi e dell’inquinamento.