Lo scontro sull’autonomia di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna ora si sposta sul ruolo del Parlamento. Mentre aumentano le tensioni a distanza tra le Regioni e dentro il governo si cerca l’intesa, il presidente della Camera Roberto Fico e il premier Giuseppe Conte si sono esposti perché l’esecutivo coinvolga anche l’assemblea dei parlamentari nella discussione dei testi. Nelle scorse ore era circolata la notizia che i ddl arrivati giovedì in consiglio dei ministri saranno da considerarsi “inemendabili”: ovvero una volta raggiunto l’accordo, nessuno potrà più modificarlo. Questo aspetto ha fatto crescere le preoccupazioni sul fronte dei 5 stelle. “Da presidente della Camera”, ha dichiarato Fico a margine di un convegno a Napoli, “dico solo che è importante, importantissimo, che il Parlamento abbia un ruolo centrale nella questione delle autonomie. Non può avere un ruolo marginale in un’attività così importante”. Questa volta, in sostegno di Fico, è intervenuto direttamente anche il premier Conte: “Il confronto sull’autonomia”, ha detto, “deve essere portato avanti con molta responsabilità e molta chiarezza e determinazione per raggiungere un obiettivo sostenibile. Il Parlamento non può essere destinatario passivo di un progetto di riforma costituzionale. Noi andiamo avanti. Abbiamo un programma da realizzare e un impegno con il Paese”.

Che il Parlamento si esprima o meno, per il Carroccio rimane essenziale che si proceda in fretta. E a ribadirlo è stato il sottosegretario all’Interno Stefano Candiani (Lega): “Ci sono delle Regioni più deboli? Qui non è in discussione il principio di solidarietà. Si mette in discussione il meccanismo che impedisce di mettere a frutto laddove c’è l’opportunità migliore. Quello sull’autonomia è un bel dibattito, però è anche ora di concludere. Qui non si parla altro che della possibilità di spendere meglio e con responsabilità le risorse, laddove c’è capacità di spenderle”. Una posizione condivisa dalla ministra agli Affari regionali Erika Stefani, intervenuta in mattinata per parlare di “allarmismi inutili” e poi di nuovo su Facebook in serata per tranquillizzare sull’esito: “Con la riforma delle autonomie non ci saranno cittadini di serie A e cittadini di serie B. L’Italia non è tutta uguale, questa la sua bellezza. L’autonomia non fa altro che dare la possibilità a chi conosce il territorio di creare nuove opportunità per la sua regione”. La citazione della Stefani non è solo rivolta alle opposizioni, ma pure ai 5 stelle che sul tema non sono per nulla concordi. Solo ieri infatti gli esponenti M5s di Camera e Senato hanno diffuso un dossier in cui si chiedeva appunto “che non ci fossero cittadini di serie A e serie B”. Chi ha cercato di smentire le divisioni tra grillini è stato il deputato Federico D’Incà: “Troppe false notizie sul Movimento 5 stelle”, ha detto, “il procedimento sull’autonomia sta proseguendo, prima con la bozza in Consiglio dei Ministri, poi con il testo finale che arriverà davanti alle assemblee parlamentari che avranno il diritto di esprimere il proprio parere. Il M5s sta rispettando gli accordi presi con il contratto di governo”.

Intanto oggi Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, dopo le proteste dei giorni scorsi ha annunciato di aver “formalizzato con una lettera al Presidente del Consiglio la richiesta di autonomia differenziata anche per la Campania”. La richiesta ufficiale riguarda tutela e sicurezza lavoro, istruzione tecnica e professionale, internazionalizzazione imprese e commercio con l’estero, ricerca e innovazione, governo del territorio, ambiente, infrastrutture e lavori pubblici, tutela della salute, agricoltura, fauna e acquacoltura, beni culturali, spettacolo e sport, giustizia di pace, partecipazione a formazione e attuazione diritto Ue, coordinamento finanza pubblica e tributi. Nella lettera inviata al presidente del Consiglio Conte e al ministro per gli Affari regionali Stefani, De Luca sottolinea che la Regione Campania “considera sacro e inviolabile il principio della unità e della solidarietà nazionale; considera irrinunciabile l’obiettivo politico, storico e ideale del superamento del divario Nord-Sud; accetta pienamente la sfida dell’efficienza e del rigore amministrativo ed è impegnata a combattere ogni realtà di disamministrazione, di spreco e di incapacità amministrativa, di clientela e lamentazione presente in qualche area del Sud”.

La Campania è una delle sette Regioni che hanno già formalmente conferito al presidente l’incarico di chiedere al governo l’avvio delle trattative per ottenere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia e che non hanno raggiunto una accordo preliminare (come Veneto, Lombardia e Emilia Romagna). Oltre alla Campania sono Liguria, Lazio, Marche, Piemonte, Toscana e Umbria. Ma a De Luca ha già risposto il dipartimento Affari regionali con una nota: “Si precisa che oltre alle 8 regioni che hanno richiesto formalmente di attivare la procedura, non risulta nessun’altra richiesta. Dalla Regione Campania risulta agli atti una richiesta del febbraio 2018, nella precedente legislatura, che non precisa gli ambiti e le materie per cui attivare la richiesta”.

De Luca si è anche scontrato con il sindaco di Napoli Luigi De Magistris: “Se ci presentiamo con il volto del Comune di Napoli”, ha detto, “fanno bene a mandarci a quel paese”. Quindi ha motivato la sua posizione dicendo che “il Comune di Napoli è quello che riceve 362 euro pro capite l’anno, più soldi in assoluto, più di Roma, e di Milano. Con tutto questo i cittadini pagano le tasse più alte e hanno i servizi peggiori, oltre al fatto che il Comune ha accumulato un debito di oltre un miliardo. Se ci presentiamo con questa immagine del Sud ci ridono in faccia e fanno bene a mandarci a quel paese. Non solo, al Comune di Napoli è stata data anche la possibilità di mettere a lavorare centinaia di giovani e non partecipa al programma per creare posti di lavoro”. De Magistris gli ha risposto dandogli del “leghista”: “Da quelle parole viene fuori il sentimento un po’ leghista che c’è in De Luca che ha un’allergia non solo verso di me ma verso tutta la città di Napoli. Ormai i suoi non sono più ragionamenti politici ed è evidente per come si esprime e per le difficoltà che ha ad esprimersi”.

La discussione è molto accesa e sta coinvolgendo tutti i livelli amministrativi, dai sindaci ai parlamentari. “Lo devo confessare, non ho capito esattamente di cosa si stia parlando”, ha detto il sindaco di Milano Giuseppe Sala. “Questa autonomia è avvolta in un mistero quindi il mio appello molto semplice è fermatevi e discutiamo. Chiarite agli italiani di cosa si sta parlando e credo che nessuno si mette preconcettualmente contro. Però chiarite”. E ha chiuso: “Sto facendo in modo che Milano in questa fase venga tutelata, perché fino a prova contraria noi la carretta la stiamo tirando eccome”.

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