Sei imprenditori arrestati e il sequestro preventivo di società con un volume d’affari pari a 250 milioni di euro. È il risultato del blitz condotto dai carabinieri del comando provinciale di Torino, insieme ai colleghi di Cosenza, Milano e Vercelli, nell’ambito di un’inchiesta chiamata operazione Avatar che ha portato a smantellare un gruppo criminale che, in Italia e all’estero, ha costituito, con identità false, più di 20 società fantasma per ottenere finanziamenti per diversi milioni di euro. C’è anche l’hagriamburgeria Eataly, all’outlet village di Settimo, tra i beni sottoposti a sequestro preventivo. Il negozio faceva capo ad ‘Opera srl‘, una delle 29 società, attive nel settore energetico e consulting finanziario, per cui sono arrivati i sigilli, oltre che per 79 conti correnti bancari, 25 carte postepay e prepagate, sei macchine, negozi, contanti e lingotti d’oro.

Le indagini, scattate proprio dopo il ritrovamento di lingotti d’oro e denaro contante per un valore di 1,3 milioni di euro in un ‘self storage’. I militari hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo per riciclaggio, auto-riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Nell’ambito dell’inchiesta sono indagate 31 persone, a vario titolo, per associazione finalizzata a condotte di truffa, riciclaggio, frodi fiscali e fittizie intestazioni di beni.

Giuseppe Soldano, l’imprenditore che aveva aperto l’hamburgeria Eataly a Settimo, è stato il primo a finire nell’indagine. Scrive Repubblica che i 600mila euro in contanti e i lingotti d’oro era stati trovati proprio in un negozio a lui intestato. Da lì gli investigatori sono partiti per ricostruire la rete di società e fantasma che spostava milioni di euro. Il 5 febbraio i primi quattro arresti: Elio Miegge, 59 anni, Luca Vittorio Villata, 49 anni, Simone Giorgio Marietta, 40 anni, e Luca Pifferi, 50 anni. Il gruppo di imprenditori stava per sfuggire all’estero: i militari li hanno fermati nel centro di Torino, davanti a un hotel di corso Vittorio dove si erano dati appuntamento per lasciare la città, non lontani da uno dei loro uffici in cui gli investigatori hanno trovato alcuni rilevatori di microspie. Le indagini del nucleo investigativo sono poi proseguite per individuare possibili complici.

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