La tensione dentro il governo sul Tav Torino-Lione è sempre più forte. Dopo che il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha consegnato l’analisi costi-benefici all’ambasciata francese, Matteo Salvini ha protestato perché non ha ancora potuto vedere il documento: “Da vicepresidente del Consiglio che rappresenta gli italiani non ho il testo, ma pare che ce l’abbiano a Parigi. Questo è abbastanza bizzarro…”, ha detto a margine di un comizio a Terni. E ha ribadito che il Carroccio non intende mediare sulla costruzione della Grande opera. “Perché dei numeri che riguardano il futuro degli Italiani sono conosciuti prima a Parigi che a Roma? Io non cambio idea, l’Italia sulle grandi opere pubbliche deve andare avanti, non bloccare e tornare indietro“. Il muro contro muro con i 5 stelle continua ormai da settimane. E anche oggi, alla provocazione di Salvini, ha replicato direttamente Luigi Di Maio: “Salvini stia tranquillo, neanche io l’ho letta l’analisi costi-benefici. Però, io quando mi sveglio penso al fatto che da Roma a Pescara ci vogliono 7 ore in treno, non mi sveglio pensando a un buco per collegare Torino-Lione. Non mi sveglio pensando a come collegare meglio italiani francesi, ma a come collegare meglio italiani e italiani”.

Video di Alberto Sofia

Toninelli ormai da giorni ha annunciato che il testo non sarebbe stato condiviso prima con l’esecutivo, ma anticipato agli interlocutori francesi e dell’Unione europea. “Oggi consegniamo il dossier sui costi-benefici alla commissione Ue”, ha ribadito oggi. “Matteo avrà un po’ di pazienza e attenderà 24 ore“, prima di vederlo. Poi in serata ha specificato: “La diffusione integrale dei risultati avverrà entro la prossima settimana”. Fonti del ministero dei Trasporti intanto in mattinata, in una nota, avevano spiegato che il documento “viene preliminarmente condiviso con gli interlocutori diretti rispetto al progetto, che è regolato da un trattato internazionale, ossia Francia in prima battuta e Commissione Ue subito dopo. Successivamente e a strettissimo giro verrà condivisa in seno ai due contraenti del patto di governo”. M5s e Lega, evidenziano le stesse fonti, sono in perfetta simmetria informativa sul dossier.

Una delle ipotesi sul tavolo, secondo alcune ricostruzioni di stampa, è che i soci di governo stiano cercando di trovare un’intesa sul tema e che lo stiano facendo considerando anche il voto in programma in giunta sul caso Diciotti. “Il prossimo che ne parla lo querelo”, ha detto però Salvini rispondendo oggi alle domande dei cronisti “sui possibili scambi con il M5s”. “Perché non sta né in cielo né in terra”, ha detto. “Magari quella era la vecchia politica”, ha sottolineato Salvini. “Io sono assolutamente sereno e tranquillo. Ho fatto e farò il ministro dell’Interno per difendere la sicurezza del Paese. La Tav come altre opere, secondo me servono. Non siamo al mercatino dove io ti do questo e mi dai quello. Come con le figurine Panini, mi dai Altobelli e ti do Beccalossi…”.

Chi chiede di vedere l’analisi costi-benefici e attacca il M5s è anche Forza Italia, che sul tema si riallinea con lo storico alleato del Carroccio. “Premesso che delle valutazioni di questo governo non si sa che farsene, appare singolare che la valutazione sulla Tav, dal governo sia stata affidata prima alle autorità francesi che non al dibattito istituzionale italiano”, ha detto il senatore azzurro Maurizio Gasparri. “Il Parlamento di Roma non conta, si rende omaggio all’ambasciata francese. Una modalità sconcertante, offensiva, da vassalli. Peraltro, ricordiamo che è il Parlamento italiano che deve decidere, perché ci sono norme che hanno valore di legge che ci impegnano a realizzare l’opera. E solo un voto uguale e contrario abrogativo del Parlamento potrebbe risolvere il problema. Non ci sono vie d’uscita“.

Sul fronte Pd invece, è intervenuto il deputato in commissione Trasporti Davide Gariglio: “Sto cercando di contattare l’ambasciata francese per verificare la possibilità di poter visionare, in qualità di deputato delle Repubblica Italiana, l’indagine costi benefici sulla Tav che ancora una volta il ministro Toninelli non ha voluto inviare al Parlamento nonostante le continue richieste pervenute anche da esponenti del suo stesso governo”. E ha chiuso: “Confido nella sensibilità politica dell’Ambasciatore che rappresenta, ad oggi, l’unico cittadino sul territorio nazionale ad aver ricevuto questo documento”.

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