Quattro stranieri con permesso di soggiorno in corso per motivi umanitari e come richiedenti asilo sono stati iscritti all’anagrafe di Palermo dal sindaco del capoluogo siciliano Leoluca Orlando, nonostante il decreto Sicurezza lo vieti. Si tratta di una donna libica e tre bengalesi, di età compresa tra i 26 e i 49 anni. In attesa, nelle stesse condizioni, ci sono altre 200 pratiche. Dopo le verifiche di legge da parte della polizia municipale, sarà formalizzato il rilascio della residenza con l’iscrizione degli stranieri sul portale anagrafico attraverso le credenziali d’accesso del sindaco, che così si assume la piena e unica responsabilità dell’atto.

I quattro provvedimenti erano stati ritenuti “irricevibili” dall’anagrafe alla luce del decreto voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, ma Orlando – che aveva lanciato la rete dei “sindaci disobbedienti” in polemica con le norme previste dal decreto, definite “disumane” – ha deciso di agire direttamente come “ufficiale di governo e ufficiale d’anagrafe”. Il sindaco di Palermo, insomma, lo aveva promesso e lo ha fatto. Nelle motivazioni della sua scelta, fa riferimento “alle statuizioni a livello internazionale e alla vigente normativa costituzionale italiana per evitare, in caso di errata applicazione, il rischio di violazione dei diritti umani e conseguente violazione della legge umanitaria internazionale”, al fine anche di “non pregiudicare l’attuazione dei diritti fondamentali della persona”.

Orlando ha aggiunto che “è obbligo del sindaco rispettare la Costituzione” e “ad essa adeguare la propria attività, procedendo ad una doverosa lettura costituzionalmente corretta e sistematicamente adeguata”. Si tratta, ha aggiunto, di un provvedimento amministrativo, che ha “basi giuridiche ed amministrative solide” anche se “so già che qualcuno parlerà di provvedimento politico per distogliere dal suo contenuto più profondo: la tutela dei diritti di tutti e di ciascuno, come garanzia delle libertà per tutti e per ciascuno”.

Già dopo l’approvazione del decreto, il sindaco di Palermo si era scontrato con Salvini, il quale lo aveva invitato a “lavorare invece di disubbidire alle leggi”. Proprio in quei giorni, Orlando aveva chiesto all’ufficio anagrafe di “approfondire tutti i profili giuridici” che sarebbero derivati dall’applicazione della norma. Nel frattempo aveva ordinato di non mettere in pratica le nuove norme che negano la possibilità di concedere la residenza a chi ha un permesso di soggiorno. Una posizione condivisa dai colleghi di Firenze, Napoli e dal presidente dell’Anci (e sindaco di Bari) Antonio Decaro. Salvini aveva reagito preannunciando che i ‘disobbedienti’ ne avrebbero “risposto legalmente”.