Quando ci dicono “aiutiamoli a casa loro”, facciamoci il segno della croce. Si sia trattato di esportare il benessere o la democrazia, l’esito è stato sempre catastrofico.

Diciotto anni fa, dopo le Torri gemelle, gli Stati Uniti decisero di dare una virile lezione al mondo e chiamò l’Occidente a sistemare una volta per tutte i barbari aggressori.

Furono presi di mira i talebani e quindi fu decisa l’invasione dell’Afghanistan per combattere la “teocrazia del burqa”, arrestare “il ritorno al Medioevo” e ogni forma di terrore. L’Occidente ha speso in Afghanistan (rapporto MILX università di Harvard e Brown) 900 miliardi di dollari (stima al 2016). La guerra ha ucciso 140mila civili, il triplo li ha feriti, sono morti 3500 soldati. L’Occidente, sempre per combattere la “teocrazia del burqa”, ha speso per togliere ogni afgano dal Medioevo 28mila dollari all’anno, quando i suoi abitanti hanno un reddito pro capite annuo di 600 dollari. L’Italia, per far fronte agli impegni per la civilizzazione dei barbari, ha speso ogni anno della sua permanenza in Afghanistan 411 milioni di euro (“la più lunga e costosa campagna militare della storia italiana”, secondo il rapporto). In totale Roma ha pagato 7 miliardi e mezzo di euro (la ministra della Difesa oggi l’ha ridotta però alla cifra tonda di 7 miliardi) per esportare la democrazia. 53 soldati nostri connazionali sono morti.

E dunque dopo diciotto anni e – quando si tireranno le somme – quasi mille miliardi di dollari spesi, e dopo che l’Italia e l’Europa sono invasi da afgani in cerca di asilo politico,  l’Occidente, per bocca di Donald Trump, annuncia il ritiro dall’Afghanistan grazie a un accordo di pace. Siglato con chi? Elementare Watson! Con i talebani. Sì, quelli del Medioevo, quelli della teocrazia del burqa, i terroristi, i barbari. Che sono i veri vincitori della guerra.

Prossimo obiettivo? Riportare la democrazia in Venezuela.

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