“Un paese perde sovranità quando il livello del debito è tale che qualunque decisione passa al vaglio del mercato, cioè di attori che non votano ma determinano i processi”. Parola di Mario Draghi, sentito in audizione alla commissione per gli Affari economici e monetari dell’europarlamento. Secondo il presidente della Bce, una tale situazione è “dovuta a decisioni politiche adottate dai governi di questi paesi, e a quel punto non sono le regole che limitano il Paese. Sono i mercati che dettano a quel paese quello che è credibile o non credibile, quello che è fattibile o non fattibile”. Monito? Allarme? Di certo il presidente della Banca centrale europea ha mostrato scetticismo sullo scenario italiano: “L’Italia cresce meno rispetto al passato e significativamente meno rispetto alle aspettative”. Un rallentamento che “vale anche per altri ma è più marcato in Italia”. E tuttavia, secondo lo stesso Draghi è “prematuro ipotizzare la necessità di rettificare il bilancio, non abbiamo ancora i dati”. I rischi alle prospettive economiche si sono mossi verso il ribasso” – ha detto ancora il capo di Eurotower – ma la Bce può usare di nuovo “altri strumenti nella cassetta” degli attrezzi se le cose andassero “molto male”.

Guardando alla situazione generale, il numero uno della Bce ha sottolineato l’erosione del potere dell’Euro nello scacchiere internazionale: “Dopo la crisi finanziaria, il ruolo internazionale dell’euro sembra essersi gradualmente indebolito. Mentre la sua importanza come valuta di fatturazione per le transazioni commerciali internazionali è rimasta sostanzialmente stabile, il suo ruolo nelle riserve estere globali e sui mercati del debito globale è diminuito”. E ciononostante, Draghi ha ricordato che “negli ultimi 20 anni, l’euro è diventato la seconda valuta più importante nel sistema monetario internazionale”. “Tra il 20% e il 40% delle riserve estere globali, delle operazioni in valuta estera, del debito internazionale e delle transazioni commerciali sono denominate in euro. E – aggiunge – oltre 50 paesi o territori usano o collegano la loro valuta all’euro”. “Se vogliamo cogliern appieno i benefici – ha concluso – dobbiamo capitalizzare l’impegno” per l’Unione Economica e Monetaria ribadito nel vertice europeo di dicembre 2018 “e tradurlo in azioni politiche concrete”.

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