“Lo stop alle trivelle è una battaglia per la sovranità nazionale. Io alla mia terra ci tengo. All’Italia ci tengo. Al mio mare ci tengo. E non ho alcuna intenzione di svendere nulla ai petrolieri del resto del mondo”. Parola di Luigi Di Maio, che in diretta sulla sua pagina Facebook ha rivendicato l’emendamento che blocca le trivellazioni, arrivato dopo un faticoso accordo con gli alleati del governo della Lega di Salvini. “Non ci avete votato per lasciare tutto così com’era ma per il cambiamento e un passo importante per il cambiamento è lo stop alle trivelle, che non vuol dire meno sviluppo ma sviluppo diverso” ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico, secondo cui “dove esistono le trivellazioni, come in Basilicata e Sicilia, non hanno portato benessere”. Per quanto riguarda la polemica sui posti di lavoro, “secondo i dati del Cresme un miliardo investito in fonti fossili crea 500 posti di lavoro – ha detto il capo politico del Movimento 5 Stelle – se investito in rinnovabili ed efficientamento energetico crea fino a 13 mila posti. Si investe dove si creano più posti di lavoro“.

A sentire il vicepremier, inoltre, “il nostro paradigma di sviluppo è sostenibile, non possiamo rischiare che il nostro mare venga ricoperto di petrolio, puntiamo sul sole e sulle rinnovabili”. Per Di Maio, inoltre, “il sistema e la maggioranza dei media stanno cercando di convincervi che il petrolio estratto serve a coprire il fabbisogno italiano – ha sottolineato – Falso, perché solo il 7% del petrolio estratto resta in Italia mentre il 97% va all’estero, e ci guadagnano le solite lobby”. Con le trivellazioni, per il vicepremier “a noi resterebbero spiagge e mari distrutti, inquinamento, turismo fermo e non avremmo nemmeno i vantaggi economici“. Di Maio ha rivendicato anche l’aumento di 25 volte dei canoni di concessione ricordando che “il danno causato da un solo incidente sarebbe incommensurabile” e “ci vorrebbero decenni per riprendersi”.