Di mobilità elettrica si parla ormai quotidianamente, anche se in Europa e specialmente in Italia, per il momento si può apprezzare solo “col binocolo”. E sarebbero tanti i motivi per credere che questa, in realtà, sia un’idea ancora prematura, primo fra tutti il prezzo delle EV, che rende tali veicoli non accessibili alla massa. Tuttavia, a volerlo, l’auto elettrica potrebbe rappresentare non più soltanto una spesa esosa ma pure un mezzo attraverso cui “rivendere” energia ad altri potenziali consumatori: rete elettrica pubblica in primis. In poche parole, i possessori di auto a zero emissioni potrebbero diventare dei fornitori di energia.

Questo è ciò che si intende con la tecnologia Vehicle-to-grid (V2G) e questo è il progetto che alcune società francesi di servizi energetici, E.ON e EDF – prima ancora anche la stessa italiana Enel – vorrebbero portare in Europa per incentivare il mercato dell’elettrico e accelerare l’arrivo della mobilità “pulita”. Ad essere ancora restii, però, sarebbero proprio i costruttori francesi e tedeschi che pur essendo i più impegnati sul fronte dei veicoli a zero emissioni, sono piuttosto immobili su quello del V2G.

Nissan, invece, pare si stia inserendo sempre più nello sviluppo della tecnologia in questione, grazie anche alla partnership con Nuvve, l’azienda statunitense specializzata nel V2G: l’obiettivo è immettere sul mercato europeo il primo network di ricarica vehicle-to-grid; tra l’altro, la stessa collaborazione tempo fa aveva consentito a Enel di inaugurare un progetto pilota anche in Italia, a Genova.

Il sistema V2G consentirebbe al veicolo che viene ricaricato in un momento della giornata in cui il picco di domanda energetica è basso, di rivendere l’energia in eccesso – stoccata all’interno delle batterie – alla stessa rete elettrica, così come anche a un edificio o cederla alla propria abitazione. Un modo per ricaricare la propria auto (quasi) gratuitamente e che, assicura alla Reuters il CEO di Nuvve, ridurrebbe il costo totale di una EV del 25%, senza neanche il rischio di usurarne le batterie.

In Europa, ad ostacolare l’arrivo e il consolidamento di tale sistema, sarebbe in primis una carenza infrastrutturale, la stessa che richiederebbe ancora una concentrazione di sforzi (economici e tecnologici) importante. Un portavoce incaricato di Ionity – la joint venture per la creazione di un’infrastruttura di ricarica, di cui fanno parte Bmw, Daimler, Volkswagen e Ford – ha dichiarato all’agenzia di stampa britannica che i suoi clienti “vogliono ricaricare velocemente e non avere un ritorno” e che “soltanto in combinazione con un sistema esterno di stoccaggio la cosa potrebbe essere interessante”.

Insomma, i presupposti per progredire nell’idea di mobilità elettrica e renderla sempre più integrata non sembrano ancora esserci del tutto: per i costruttori europei la priorità, ora, è quella di continuare a estendere la rete di infrastrutture (in particolare potenziando le stazioni di ricarica) per permettere agli automobilisti di salire sulle loro elettriche e “andare lontano”.