Neppure tre anni fa, ai microfoni di Radio Cusano Campus, si definì “politicamente innamorato di Matteo Salvini”. Oggi, sempre sulla stessa emittente radiofonica, l’italo-senegalese Paolo Diop, responsabile immigrazione per Fratelli d’Italia, esprime tutta la sua delusione nel corso della trasmissione “L’Italia s’è desta”:Sono rimasto molto deluso da Salvini. Credevo che dopo le elezioni avrebbe creato un dipartimento immigrazione con a capo Tony Iwobi. Purtroppo Lega e M5s stanno facendo poco in questo senso e mi dispiace criticarli. Non vedo accordi bilaterali, che sono fondamentali per fermare l’immigrazione clandestina. Mi sarei aspettato molto di più da Salvini sul fatto di aiutarli a casa loro“.

E spiega: “Il motto ‘Aiutarli a casa loro’ implica qualcosa di tangibile che loro possano proseguire. E’ inutile portare gli aiuti umanitari che poi sono fini a se stessi. Dobbiamo creare qualcosa che permetta a queste persone di autosostenersi e non dipendere solo dalla carità. Il progresso avviene quando le persone riescono a costruire qualcosa con le proprie mani. Ho visto in Italia tante aziende fallite, che sono rimaste con vari macchinari: quelli dovrebbero essere presi e portati in Africa per creare del lavoro. E’ un’idea che io stesso ho cercato di attuare. Chissà, magari domani saranno loro gli imprenditori del futuro e avremo meno immigrazione clandestina. Ecco perché voglio un’Africa nazionalista, cioè una identità che rimane in Africa”.

Poi chiosa: “Non possiamo vietare alla gente di emigrare, ma le regole sull’immigrazione ci sono e vanno rispettate. Non possiamo neppure impedire alle persone di circolare, ma che lo facciano in condizioni di legalità, per tutelare sia l’ospitante che l’ospitato. Bisogna regolamentare il tutto, oggi l’Italia è arrivata ad un punto molto difficile e non può continuare ad accogliere ancora perché abbiamo già un numero di immigrati che devono essere ancora integrati. Se continuassimo ad accogliere altre persone ci sarebbe davvero il rischio razzismo, che in Italia finora non c’è”.

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