Bastava pagare e in pochi giorni si ottenevano le pratiche edilizie richieste. Quattro dipendenti del Comune di Roma sono stati arrestati per aver messo in piedi quello che secondo il gip del tribunale di Roma era un “collaudato sistema corruttivo”. Su richiesta della procura, il giudice ha disposto nei loro confronti gli arresti domiciliari. A far scattare le indagini è stata la denuncia di un dirigente dello stesso Comune, che ha messo i finanzieri del gruppo spesa pubblica del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Roma in condizione di scoprire quello che il gip definisce “un inquietante mercimonio delle pubbliche funzioni”.

Stando a quanto emerso dall’inchiesta c’era un vero e proprio tariffario, che variava a seconda del tipo di richiesta, con sconti per i clienti abituali. Dietro il pagamento di somme di denaro, infatti, architetti, geometri e ingegneri riuscivano ad ottenere in pochi giorni il rilascio di copia di documenti edilizi che, se avessero seguito la procedura ordinaria, avrebbero richiesto anche alcuni mesi. I quattro dipendenti arrestati, si legge nell’ordinanza, erano “asserviti in maniera stabile agli interessi dei privati, ognuno in riferimento ad un gruppo o ad alcuni professionisti”, in un vero e proprio “mercato parallelo”. E “non è assolutamente un fatto occasionale – scrive la gip Chiara Gallo – i singoli episodi ricostruiti si inseriscono in un contesto illecito consolidato e duraturo“.

Secondo la procura, le pratiche venivano ordinate con una semplice telefonata e il sistema era così collaudato che nemmeno il trasferimento ad un altro incarico di uno dei dipendenti arrestati aveva impedito lo scambio mazzette-pratiche veloci. Ma non solo: oltre alla riduzione dei tempi di evasione delle pratiche, il sistema consentiva di risparmiare il versamento dei diritti, seppur di importo ridotto, previsti per la consegna o consultazione dei documenti. “Si tratta di un vero e proprio mercato parallelo – scrive ancora il gip nell’ordinanza -, un secondo lavoro che i dipendenti esercitano all’interno dell’ufficio, con i mezzi dell’ufficio e in contrasto con le regole interne ad esclusivo beneficio dei professionisti che li hanno assoldati”.

I quattro ritenuti responsabili di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio sono Rocco Di Gironimo, Antonio Di Pietro, Fabio Piccioni e Guido Federico (tre dei quali dipendenti di Roma Capitale e uno della società in house ‘Risorse per Roma spa’). Nell’ambito della stessa inchiesta sono state interdette dall’esercizio della professione per un anno nove persone tra architetti, ingegneri e geometri.

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