Il Partito democratico va all’attacco sul caso Carige. E accusa il premier Giuseppe Conte di agire in conflitto di interessi per via dell’amicizia con l’avvocato Guido Alpa, in passato consigliere della banca genovese, e di una vecchia consulenza offerta a Raffaele Mincione, banchiere socio di Carige. Ma quanto c’è di vero nelle accuse del Pd? E soprattutto quali sono i reali rapporti fra il premier e l’avvocato genovese considerato l’erede di Stefano Rodotà? Di certo c’è una lunga amicizia che lega Conte all’avvocato genovese, che dal 2009 al 2013 è stato membro del consiglio di amministrazione di Carige per poi diventare consigliere della Fondazione azionista (2013-2014) ed assumere anche l’incarico di Presidente di Carige Assicurazioni e Carige Vita Nuova (2013).

I due giuristi si conoscono sin dal 1998, quando l’attuale presidente nel consiglio vinse il concorso da ricercatore a Firenze. Hanno lavorato insieme al Cnr nel 1999 ad un progetto diretto da Alpa del cui studio Conte diventerà collaboratore fino a tempi recentissimi. Anche dopo essere diventato professore ordinario vincendo un concorso della cui commissione esaminatrice fece parte proprio il professor Alpa, giurista che da sempre vanta amicizie importanti fra cui anche Luigi Bisignani. Lo studio dell’avvocato genovese è del resto molto noto e affermato. Ad Alpa, già presidente del consiglio nazionale forense, si rivolgono pezzi grossi della finanza italiana. Incluso il finanziere Raffaele Mincione che in tempi recenti ha tentato invano di battere l’industriale Vittorio Malacalza nell’assemblea di Carige. In quella occasione, come riferisce La Repubblica dello scorso 21 settembre, Alpa non usò mezzi termini per descrivere le difficoltà finanziarie dell’istituto: “La banca da sola probabilmente non ce la potrà fare, ha bisogno di un aiuto e di rafforzarsi. Il rafforzamento e il consolidamento della banca sono necessari” spiegò il giurista che si presentò alla platea in rappresentanza dell’azionista Mincione, lo stesso per il quale, poco poco prima di diventare premier, Conte aveva firmato un parere pro-veritate sul caso Retelit.

Una vicenda, quella Retelit, che suscitò non poco imbarazzo nel governo gialloverde non tanto per il potenziale conflitto d’interesse dell’avvocato Conte che, da premier, ha poi accolto i dubbi dell’ex cliente. Ma piuttosto dal fatto che Mincione si fosse affidato all’attuale premier su suggerimento dello studio Alpa, consigliato a sua volta da Bisignani. “Nel maggio 2018 è stato chiesto all’avvocato Conte, prima che diventasse Presidente del Consiglio, di esprimere un parere pro-veritate per conto della società Fiber 4.0, di cui il sig. Mincione risulta presidente, sulla questione riguardante la legittimità, da parte della Libyan Post Telecommunications information Technology Company, del controllo su Retelit s.p.a., alla luce delle regole in materia di golden power – hanno spiegato fonti di palazzo Chigi – Si tratta dunque di una questione che non ha nessun collegamento con la Banca Carige. Il rapporto professionale con la società Fiber 4.0 si è esaurito con la redazione di questo parere pro-veritate. Non ricorrendo, dunque, le situazioni di conflitto di interesse di cui alla legge 215/2004 e all’art. 51 codice di procedura civile, non sussisteva alcuna ragione, né giuridica né anche solo di opportunità, per un’astensione da parte del Presidente Conte nel corso del Consiglio dei Ministri che ha approvato il provvedimento relativo a Banca Carige”. Lo stesso premier, in serata, ha detto la sua sulle accuse del Pd: “Ho detto in più occasioni che non ho mai avuto uno studio associato con Alpa – è stata la rassicurazione del capo del governo – Che Alpa sia stato anche componente del consiglio di amministrazione di Carige non vedo quale conflitto di interessi possa realizzare col sottoscritto, mi sembra veramente un’assurdità“.

Tuttavia non si può negare che le parole, pronunciate a settembre da Alpa in assemblea, siano state profetiche e, alla fine, per Carige è arrivato l’intervento del governo che ancora prende tempo sulla nomina del presidente della Consob. Un incarico che Conte vorrebbe affidare a Mirella Pellegrini, docente di diritto dei mercati finanziari alla Luiss, anche lei vicina all’avvocato Alpa.

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