Da un lato la guerra alla plastica, i vertici internazionali sul clima, i divieti che scattano anche a livello europeo, dall’altro il freno ancora inserito da molti Paesi a causa dei veti e degli interessi economici. Sul fronte dell’ambiente il 2018 ha avuto due facce. Quella della presa di coscienza inevitabile dopo l’allarme lanciato nell’ultimo rapporto sul cambiamento climatico pubblicato dall’Ipcc e quella della difficoltà ad intraprendere azioni concrete. Lo dimostrano i dati sulle performance dei principali Paesi del pianeta resi noti a inizio mese a Katowice, in Polonia, nel corso della conferenza Onu sul clima. Solo in pochi hanno avviato politiche in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi del 2015 e l’Italia ha registrato un passo indietro, scendendo al 23° posto della classifica. Secondo il Wwf il 2018 è stato un anno senza svolte, perché a livello globale è mancato un vero e proprio scatto. Così se nel nostro Paese, tanto per fare un esempio, dal 2019 non si potranno più vendere e produrre cotton fioc, è anche vero che la manovra appena approvata ha deluso gli ambientalisti. Nonostante la legge di bilancio abbia introdotto alcuni provvedimenti green, denunciano le associazioni che “il testo non contiene nessuna misura per cancellare sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili che ammontano a 16 miliardi di euro”. Nel frattempo non resta che un bilancio in chiaroscuro. Lo traccia Legambiente che, ricordando anche quanto di buono è stato fatto, tira le somme: soltanto nel 2018 sono state 32 le vittime in 148 eventi estremi. Vittime non solo del cambiamento climatico, ma anche di un Paese troppo lento e ad alto rischio idrogeologico.

LE BUONE NOTIZIE – Su alcuni fronti si va avanti, anticipando anche i ‘tempi europei’. Così si saluta il divieto che scatterà dal 1 gennaio 2019 e che riguarda i bastoncini di plastica non compostabile per la pulizia delle orecchie (saranno legali quelli prodotti con materiale biodegradabile e compostabile) che rappresentano il 9 per cento dei rifiuti ritrovati sulle spiagge di tutta Italia. E poi c’è lo stop, previsto per il 1 gennaio 2020, all’uso delle microplastiche nei prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente. In Ue il bando al monouso sarà effettivo solo dal 2021: si va dai bastoncini per le orecchie a posate, piatti e cannucce. In Italia il ministro dell’Ambiente Sergio Costa (M5S) ha già depositato in Consiglio dei ministri il disegno di legge ‘Salvamare’, che prevede l’anticipo al 2020 del bando europeo della plastica monouso. Il testo dovrebbe arrivare a gennaio in Parlamento.

LA MANOVRA DI FINE ANNO – Allo stesso tempo, però, il 2018 si chiude con la delusione, manifestata dagli ambientalisti, per la manovra appena approvata dal Governo. Diversi i punti messi in discussione, a iniziare dalla proroga di 15 anni senza condizioni per le concessioni ai gestori di stabilimenti balneari. Per quanto riguarda l’ecobonus previsto per le auto ecologiche, secondo gli ambientalisti “la norma poteva essere migliorata prevedendo disincentivi per tutte le auto inquinanti con un sistema basato sul reddito per non gravare troppo sulle famiglie meno abbienti, ma anche incentivi per chi vuole rottamare l’auto inquinante senza acquistarne una nuova”. Nella manovra, però, sono state introdotte diverse misure ambientali, come uno stanziamento per la bonifica dei cosiddetti siti orfani, i fondi per le nuove assunzioni al ministero dell’Ambiente, gli incentivi per le imprese che prevengono la produzione dei rifiuti da imballaggio, l’ampliamento del fondo destinato alle politiche plastic free e la scelta di destinare il Fondo Kyoto anche all’efficientamento energetico di ospedali e impianti sportivi pubblici. “Ed ancora – ricorda Legambiente – la riconferma per il 2019 delle detrazioni per la riqualificazione energetica e antisismica degli edifici, l’acquisto di mobili e elettrodomestici, la conferma del bonus verde, la sperimentazione nelle città della circolazione su strada di veicoli di mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica come segway, hoverboard e monopattini”. Grande assente è la cancellazione dei sussidi ambientalmente dannosi, a partire da quelli per le fonti fossili, di cui non si trova traccia. Secondo Legambiente la legge di Bilancio “come quelle precedenti, non costruisce sulle politiche ambientali, energetiche e climatiche un duraturo volano di sviluppo per il Paese”.

IL BILANCIO DEL 2018: CRONACA DI UN’EMERGENZA ANNUNCIATA – Eppure il bilancio del 2018 dimostra oggi più che mai quanto queste politiche siano necessarie e urgenti. Nella ricerca ‘2018 – Cronaca di un’emergenza annunciata’ realizzata da Legambiente in collaborazione con il Gruppo Unipol, si tirano le somme di quanto è accaduto quest’anno, quello più caldo per l’Italia dal 1800, delineando trend e statistiche dei danni provocati in Italia dai fenomeni climatici. Nubifragi, siccità, ondate di calore sempre più forti e prolungate, fenomeni meteorologici sempre più intensi ed estremi dovuti in primis ai cambiamenti climatici stanno causando danni ai territori, alle città indietro nelle politiche di adattamento al clima, e alla salute dei cittadini. Trentadue le vittime in 148 eventi estremi che si sono succeduti lungo tutta la penisola: 66 i casi di allagamenti da piogge intense, 41 di danni da trombe d’aria, 23 di danni alle infrastrutture e 20 esondazioni fluviali. Anche il Wwf ha tracciato un suo bilancio del 2018. Un anno che “ci lascia insoddisfatti perché, a livello globale, è mancato di un vero scatto in avanti rispetto alle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici e alla difesa della biodiversità che continua ad essere in rapido declino in tutto il mondo” spiega la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi.

UNO SGUARDO AL MONDO – Nemmeno l’allarme lanciato dall’ultimo rapporto dell’Ipcc sul cambiamento climatico sembra essere riuscito a fare aprire gli occhi. Secondo il report il mondo ha 12 anni di tempo per agire. Se si continuerà a inquinare così come si fa ora, infatti, la temperatura media globale potrebbe sfondare la barriera di 1,5 gradi rispetto ai livelli pre-industriali, già tra il 2030 e il 2052, raggiungendo un livello ipotizzato dall’Accordo di Parigi solo per il 2100. Le risposte e gli obiettivi a riguardo? Deludenti. Proprio alla conferenza Onu sul clima (Cop24) che si è tenuta dal 3 al 14 dicembre a Katowice (Polonia) è stato presentato l’annuale rapporto di Germanwatch sulle azioni per combattere il cambiamento climatico di 56 paesi, più l’Unione Europea nel suo complesso, che insieme contribuiscono al 90% delle emissioni globali. L’Italia ha perso sette posizioni ed è scesa al 23° posto nella classifica sulle performance. Il nostro Paese, nonostante una buona performance nell’uso di energia, ha rallentato lo sviluppo delle rinnovabili e non ha una politica adeguata agli obiettivi di Parigi. Nella ‘Dichiarazione degli investitori ai governi sui cambiamenti climatici’ indirizzata ai Paesi presenti alla conferenza, 415 gestori patrimoniali, tra cui importanti fondi pensione e compagnie assicurative (comprese Allianz, Axa e Zurich) hanno chiesto ai governi mondiali di intensificare le azioni di contrasto al cambiamento climatico, eliminando gradualmente le centrali a carbone, assegnando un prezzo ‘significativo’ alle emissioni di carbonio e bloccando gli incentivi alle fonti fossili. Perché le conseguenze economiche del surriscaldamento del Pianeta, secondo gli esperti, sarebbero peggiori della crisi finanziaria del 2008. Quelle ambientali ancora più disastrose. Di questo 2018 rimarranno anche le parole che proprio alla conferenza di Katowice ha pronunciato la 15enne svedese Greta Thunber, rivolgendosi ai leader mondiali: “Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno. Anche questo peso lo lasciate a noi bambini. Dite di amare i vostri figli al di sopra di ogni altra cosa, ma state rubando loro il futuro davanti agli occhi”.