L’accesso alla pensione con la quota 100, cioè almeno 62 anni di età e 38 di contributi, sarà una misura sperimentale per il triennio 2019-2021. Lo si legge nella bozza del provvedimento di cui dà conto l’Ansa. L’assegno non sarà cumulabile “fino alla maturazione del requisito di vecchiaia” con i redditi da lavoro dipendente o autonomo a eccezione da quelli derivanti dal lavoro autonomo occasionale nel limite di 5mila euro annui. Gli statali, come previsto, non potranno usufruire della misura da subito: dovranno aspettare ottobre del prossimo anno.

“Tenuto conto dell’esigenza di garantire la continuità e il buon andamento dell’azione amministrativa”, spiega la bozza, i lavoratori pubblici avranno diritto ad aderire entro il primo aprile 2019 ma potranno andare effettivamente in pensione solo dall’1 ottobre. Se si maturano i requisiti successivamente al primo aprile si dovranno comunque aspettare sei mesi. La domanda di collocamento a riposo deve essere presentata all’amministrazione di appartenenza con un preavviso di almeno sei mesi.

Il testo precisa che il requisito di età anagrafica per uscire con quota 100 è adeguato agli incrementi della speranza di vita. La bozza prevede invece lo stop all’adeguamento della speranza di vita per la pensione anticipata lasciandola a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne anche nel 2019. Sarà però applicata la finestra trimestrale per cui il vantaggio reale sarà solo di due mesi. L’incremento dell’aspettativa che scatta per la vecchiaia l’anno prossimo è di cinque mesi.

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