Fiancheggiatori e favoreggiatori della latitanza di Matteo Messina Denaro. Contestando questa accusa i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani hanno bussato alle porte di 25 persone per effettuare perquisizioni nelle loro abitazioni. È stato anche fermato un esponente di spicco di Cosa Nostra a Mazara del Vallo, Matteo Tamburello, indagato per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori e violazione degli obblighi sulla sorveglianza speciale. 

L’operazione – nella quale sono stati impiegati 200 carabinieri – costituisce un’ulteriore fase delle indagini della procura Antimafia di Palermo, guidata da Francesco Lo Voi, per la cattura del superlatitante, ultimo custode delle stragi del 1992 e 1993, attraverso il progressivo depotenziamento dei circuiti di riferimento e il depauperamento delle risorse economiche del gruppo criminale che ne protegge la latitanza iniziata nel giugno di 25 anni fa. Le perquisizioni dei numerosi obiettivi individuati, come abitazioni, proprietà rurali ed esercizi commerciali, hanno già permesso di arrestare in flagranza di reato due degli indagati, trovati in possesso di pistole illegalmente detenute. Sono inoltre state sequestrate apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni e una copiosa documentazione, materiale questo che è già al vaglio dei tecnici e degli analisti del Ros e che, ritengono i carabinieri, potrà fornire spunti utili per il proseguo delle investigazioni.


di Agenzia Vista

I militari dell’Arma, su disposizione della Dda della procura di Palermo, hanno anche fermato Matteo Tamburello, esponente di spicco della famiglia di Cosa nostra di Mazara del Vallo. Al centro delle indagini ci sono i mandamenti mafiosi di Mazara del Vallo e di Castelvetrano nel cui alveo sono state documentate “qualificate interlocuzioni intrattenute da Tamburello con soggetti riconducibili al reggente del mandamento di Castelvetrano, Gaspare Como, cognato del latitante Matteo Messina Denaro”, arrestato sempre dal Ros lo scorso aprile. Le investigazioni sul clan mafioso mazarese hanno permesso di “individuare la fase riorganizzativa degli assetti di vertice, fornendo importanti elementi sulla sua collocazione baricentrica nelle relazioni criminali nella Sicilia occidentale”.

Le indagini, sostengono i carabinieri, hanno anche permesso di “appurare che Tamburello programmava di gestire, direttamente e grazie alla collaborazione di un imprenditore mazarese, anch’egli sottoposto a perquisizione dai militari del Ros nell’ambito dell’operazione, cospicui lavori nell’ambito dell’eolico per l’ampliamento di un impianto sito in territorio di Mazara del Vallo, attraverso la palificazione di nuovi aereo generatori“. Un’attività che per Tamburello rappresentava “l’occasione per poter ripartire” e “costituiva un vero e proprio programma di infiltrazione mafiosa in uno degli affari più importanti degli ultimi anni sul territorio siciliano ed in particolare trapanese”, spiegano gli inquirenti.