Barricate per le strade, auto incendiate e assalti ai negozi. Quindi scontri con la polizia in vari punti di Parigi. E agenti che hanno lanciato lacrimogeni e manganellato i manifestanti. Il corteo per la terza manifestazione dei gilet gialli nella capitale francese, si è trasformato per il secondo sabato di seguito in una guerriglia diffusa in tutta la città. Partito come pacifico, tale è rimasto per la maggior parte delle migliaia di manifestanti: ma la situazione in molte parti del corteo è degenerata con atti di vandalismo probabilmente provocati da casseurs infiltrati. Tanto che in serata sono state evacuate le Galerie Lafayette e i grandi magazzini Printemps per motivi di sicurezza. Il raduno per i manifestanti, che da oltre 10 giorni protestano contro il caro benzina, era previsto per le 14, ma già dalle prime ore della mattina sono cominciati ad arrivare i casseurs (letteralmente coloro che rompono), che si sono rifiutati di farsi perquisire e hanno tentato di sfondare i posti di blocco. In mattinata un gruppo di persone ha circondato la tomba del Milite Ignoto dopo aver protestato sotto l’Arco di Trionfo. Nel pomeriggio un palazzo è stato assaltato da gruppi di teppisti che hanno appiccato le fiamme all’interno. Poco distante è stata rovesciata la vettura di un’ambasciata. Incendi sono stati segnalati anche a rue de Rivoli e sui Grands Boulevards, dove sono state distrutte agenzie bancarie e saccheggiati negozi. Secondo le ultime comunicazioni ufficiali ci sono stati 255 fermi e 95 feriti, di cui 14 agenti di polizia.

“Rispetterò sempre le contestazioni, ascolterò sempre l’opposizione. Ma non accetterò mai la violenza“, ha detto, in conferenza stampa da Buenos Aires trasmessa in diretta dalle tv francesi, il presidente Emmanuel Macron. Il primo ministro Edouard Philippe, che solo ieri aveva incontrato due delegati del Movimento, si è detto scioccato da una violenza “senza precedenti” in Francia ed ha accusato i manifestanti di prendersela con i “simboli della Repubblica”. Il neo ministro dell’Interno Cristophe Castaner, su Twitter, ha condannato le violenze: “Le scene a cui abbiamo assistito questa mattina sono intollerabili. La volontà proclamata di attaccare le nostre forze dell’ordine e i simboli del nostro Paese, sono un insulto alla Repubblica”. La sindaca di Parigi Anne Hidalgo ha fatto un appello al dialogo: “Provo profonda indignazione e una grande tristezza davanti a queste violenze nel cuore di Parigi. Sono inaccettabili. Il nostro Paese affronta una grande crisi. Può essere risolta solo con il dialogo. Dobbiamo ritrovare al più presto questa strada”. Per l’opposizione dei Republicains, la cosa più grave è stato l’aver toccato il Milite Ignoto: “Il simbolo della gloria francese profanato da orde di casseur è una vergogna”. Di diverso parere Marine Le Pen, che ha parlato di “gilet gialli che hanno protetto con il loro corpo, cantando la Marsigliese, la fiamma del milite ignoto dai casseur. Bravi!”, ha scritto su Twitter. Quindi poco dopo ha chiesto ai delegati del movimento di scaricare i manifestanti più violenti: “I casseur hanno avviato a Parigi una situazione insurrezionale. Cari gilet gialli, dovreste lasciare il posto per permettere alle forze dell’ordine di intervenire e porre fine a questi abusi”.

I cortei in tutta la Francia – In contemporanea ci sono state manifestazioni anche a Marsiglia, Strasburgo, Tolosa, Gironda, Brest, Toulouse, Montpellier, Lille. In totale sono stati contati 75mila partecipanti. La prima giornata nazionale di mobilitazione, il 17 novembre, aveva raccolto 282mila manifestanti, mentre alla seconda giornata il 24 novembre avevano partecipato 106mila persone, di cui 8mila a Parigi, stando alle cifre comunicate dal ministero dell’Interno.

L’incontro di venerdì 30 novembre tra i delegati e il premier – Solo il 30 novembre il premier Philippe aveva incontrato a Matignon due portavoce del movimento, ma anche in quell’occasione non sono mancate le tensioni. Uno dei delegati ha infatti rifiutato di continuare il confronto perché il premier non ha voluto fare “una diretta Facebook del colloquio”, come ha riferito ai giornalisti il portavoce Jason Herbert. Il premier ha però continuato l’incontro con l’altro delegato che, come ha scritto Le Monde, è entrato dal retro e ha evitato di rilasciare dichiarazioni alla stampa. “E’ stata una discussione seria e interessante”, ha detto poi Philippe. “Per un’ora buona abbiamo discusso. Questo rappresentante (dei gilet gialli, ndr) ci ha parlato della preoccupazione, dell’angoscia, talvolta la rabbia che ha incontrato. Ci ha molto parlato del potere d’acquisto, della sua diminuzione per le persone attive, a volte giovani. E’ stata una discussione seria, interessante, abbiamo ascoltato a lungo. La porta di Matignon resterà sempre aperta”. Un tentativo di dialogo che però non è bastato per impedire la manifestazione di oggi a Parigi e in varie città della Francia.

Cosa chiedono i gilet gialli e perché non si trova un’intesa – Le rivendicazioni delle casacche gialle vanno ben al di la della questione della benzina. Nella prima nota ufficiale diramata il 26 novembre scorso ai media, dopo una consultazione dei simpatizzanti su Facebook, sono state fatte “due principali proposte” all’esecutivo: ritoccare “le tasse al ribasso” e costituire “un’assemblea di cittadini” per dibattere dei temi relativi alla transizione ecologica. Tra le varie richieste c’è anche quella di abolire il Senato o intervenire in sostegno dei senza tetto. E’ stato inoltre chiesto di “tener conto della voce dei cittadini”, dell’aumento del potere d’acquisto e della lotta alla precarietà. In un primo momento Macron aveva deciso di non mediare con i manifestanti, salvo poi lasciare che ci fosse un confronto con il ministro della Transizione Ecologica Francois De Rugy e il premier Philippe. Il braccio esecutivo del presidente Emmanuel Macron ha tuttavia confermato il progetto annunciato dal presidente di introdurre una sorta di meccanismo di calmieramento dei prezzi nel caso di forti impennate del prezzo del petrolio.