“Pur trattandosi di condotte connotate da superficialità e scarsa professionalità e, pertanto, eventualmente rilevanti sotto il profilo deontologico e disciplinare, l’assenza di elementi sulla loro efficacia causale rispetto agli eventi di morte e lesioni considerati, ne esclude la rilevanza ai fini delle ipotizzate responsabilità di natura penale”. Con questa motivazione la procura di Pescara ha chiesto l’archiviazione nell’ambito dell’inchiesta sull’hotel Rigopiano (per cui è stata chiusa l’indagine, ndr) per il responsabile del 118 Vincenzino Lupi e della funzionaria della Prefettura di Pescara Daniela Acquaviva che rispose alla telefonata del ristoratore Quintino Marcella, che per primo lanciò l’allarme nel pomeriggio della tragedia, pronunciando la frase “la madre degli imbecilli è sempre incinta”.

Entrambi sono finiti nel registro degli indagati in riferimento alla gestione dell’emergenza e all’attivazione dei soccorsi, in particolare per avere considerato non attendibili le richieste telefoniche di soccorso avanzate prima da Giampiero Parete, uno dei superstiti della tragedia, e poi dal ristoratore Quintino Marcella. Chi indaga chiede al giudice per le indagini preliminari di non andare oltre per queste due posizioni sostenendo che “non vi sono elementi sufficienti per ritenere eziologicamente ricollegabili agli eventi lesivi conseguenti al crollo dell’Hotel Rigopiano le contestate condotte tenute dai funzionari indagati che hanno determinato di certo un ritardo da una a due ore nella attivazione dei soccorsi”. Al riguardo risulta determinante la relazione tecnica dei medici legali che “ha escluso che i ritardi nell’avvio dei soccorsi, conseguenti alla sottovalutazione delle prime telefonate di segnalazione dell’evento che ne hanno determinato l’effettivo avvio solo a partire dalle ore 19.30 del 18 gennaio 2017, abbiano avuto influenza causale sui decessi e sulle lesioni riportate dai superstiti”.

In totale sono 18 persone le richiesta di archiviazione e se usciranno dall’inchiesta verrà deciso dal gip. Le posizioni stralciate sono quelle dei tre ex presidenti della giunta regionale abruzzese, Luciano D’Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi; degli assessori che si sono succeduti nella delega alla Protezione civile, Tommaso Ginoble, Daniela Stati, Mahmoud Srour, Gianfranco Giuliante e Mario Mazzocca; dell’ex vice presidente della Regione Abruzzo Enrico Paolini; dell’ex direttore generale della Regione Abruzzo, Cristina Gerardis; del direttore del dipartimento di Protezione civile, per tre mesi nel 2014, Giovanni Savini; del responsabile della sala operativa della Protezione civile Silvio Liberatore; del dirigente del servizio di Programmazione di attività della Protezione civile Antonio Iovino; del direttore del Dipartimento opere pubbliche della Regione Abruzzo fino al 2015 Vittorio Di Biase; dell’ex sottosegretario alla Giustizia, Federica Chiavaroli; della funzionaria della Protezione civile Tiziana Capuzzi. E di Lupi e Acquaviva. Chiesta l’archiviazione, solamente per alcuni capi di imputazione legati a reati minori, anche per l’amministratore e legale responsabile della società Gran Sasso Resort &Spa Bruno Di Tommaso, per il consulente incaricato da Di Tommaso al fine di adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni Andrea Marrone, per l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo e per il dirigente regionale della Protezione civile Carlo Giovani. I quattro restano indagati per altri reati.