Ignorò l’allarme lanciato da Quintino Marcella bollando la notizia del crollo dell’hotel Rigopiano come una notizia falsa. La funzionaria della Prefettura di Pescara, Daniela Acquaviva, rimasta fino a questo momento fuori dall’inchiesta è stata iscritta nel registro degli indagati. Per la tragedia dell’albergo di Farindola, spazzato via il 18 gennaio 2017 da una valanga provocando 29 morti, sono state iscritte in due riprese 29 persone tra aprile e novembre scorsi. La donna, che è stata interrogata, risponde di lesioni colpose in concorso.

Nel mirino – come riporta l’agenzia Agi – la telefonata allegata ad una informativa dei carabinieri forestali del 30 ottobre scorso. Una conversazione telefonica nella quale un carabiniere chiede alla sala operativa della prefettura notizie sul crollo dell’hotel Rigopiano e, si legge nell’informativa, la funzionaria risponde: “Ma l’Hotel Rigopiano è stato fatto stamattina” e al signor Marcella che la implora di credergli perché è stato chiamato da un suo dipendente Giampiero Parete, il primo a lanciare l’allarme e l’unico a poter riabbracciare tutti i suoi familiari, Acquaviva prima risponde che è crollata solo una stalla, poi che il direttore dell’albergo due ore prima aveva confermato che stavano tutti beni e che poi si trattava di uno scherzo. “Questa storia gira da stamattina. I vigili del fuoco hanno fatto le verifiche a Rigopiano, è crollata la stalla di Martinelli” risponde lei, “No, no! Il mio cuoco mi ha contattato su Whatsapp 5 minuti fa, ha i bimbi là sotto… sta piangendo, è in macchina… lui è uno serio, per favore”, replica il ristoratore. La donna però non si fa persuadere. “Senta, non ce l’ha il suo numero? Mi lasci il numero di telefono. Ma è da stamattina che circola questa storia, ci risulta che solo la stalla è crollata. Che le devo dire?”. “La mamma degli imbecilli è sempre incinta”.

L’indagata ha spiegato di aver risposto in quel modo perché il 118 aveva segnalato alla sala operativa della Prefettura che la notizia del crollo era già stata verificata e risultava infondata. Ma gli ospiti erano invece sotto macerie e neve e solo ore dopo erano partiti finalmente i soccorsi. L’inchiesta del procuratore capo di Pescara Massimiliano Serpi e del sostituto Andrea Papalia, conta altri 23 indagati, tra cui l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, e il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta. Secondo gli inquirenti nessuno si attivò prima della tragedia per la compilazione della carta valanghe e nessuno si attivò per togliere la neve dalla strada che avrebbe permesso agli ospiti, impauriti dalla scossa di terremoto che c’era stata e dall’intensità della nevicata, di lasciare la struttura.

I reati ipotizzati, vanno, a vario titolo, dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all’omicidio e lesioni colpose, all’abuso d’ufficio e al falso ideologico, alla rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Nel mirino della Procura anche le concessioni rilasciate al resort e sulla mancata realizzazione del nuovo Piano regolatore di Farindola; la gestione dell’emergenza neve e il ritardo con cui, solo il 18 gennaio secondo i pm, scattò l’allarme per arrivare dove l’hotel era stata sepolto dalla valanga.