Alzi la mano chi non controlla le notifiche sullo smartphone almeno una volta all’ora, anche in vacanza. Nei casi più gravi si parla addirittura di una patologia riconosciuta, che va sotto il nome di nomofobia, ossia della paura incontrollata di rimanere sconnessi dalla rete di telefonia mobile. C’è fior di centri specializzati nella cura di questo disturbo, ma se preferite, per guarire potete andare a Bali nelle prossime vacanze.

I gestori di un resort dell’isola indonesiana, infatti, hanno deciso di offrire ai clienti un “servizio” di disintossicazione da dipendenza digitale. Consiste in una semplice regola: sono vietati gli smartphone (e tablet ovviamente) a bordo piscina. L’idea è di incentivare gli ospiti ad ammirare il panorama dell’isola e socializzare fra loro “di persona”. Non a trascorrere il tempo a fissare uno schermo per scattare foto compulsivamente, aggiornare i social e rispondere alle email.

Un provvedimento forte, che incontrerà sicuramente opinioni favorevoli e contrarie. È certo che non sono nuovi i sondaggi e le ricerche, anche mediche, secondo cui davvero ci sono casi patologici di dipendenza da cellulare. Da un’indagine statunitense dell’azienda specializzata OnePoll, per esempio, emerge che durante le ultime vacanze il 14% degli intervistati ha dichiarato di avere controllato lo smartphone due volte all’ora, quasi l’8% gli ha dato un’occhiata più di 20 volte all’ora. In Gran Bretagna le cose non vanno meglio e i cittadini, responsabilmente, ammettono in gran parte di esserne consapevoli.

Da qui nasce l’espressa richiesta da parte di molti per le cosiddette “vacanze di disintossicazione digitale”, a cui il resort di Bali ha evidentemente aderito. Certo che andare in un paradiso tropicale per ridurre la dipendenza da smartphone è roba da ricchi. Si potrebbe però cominciare anche sulla spiaggia vicino a casa. Spegnere per qualche ora ogni dispositivo, evitare di fare selfie, chattare e postare sui social è un obiettivo alla portata di tutti. Ce la possiamo fare.

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