Nel precedente post su come eliminare la prostituzione ho scritto che si deve eliminare la cultura della donna oggetto sessuale. L’oggettivazione sessuale delle femmine è una forma di deumanizzazione: le donne non sono considerate umane. Questo contribuisce al mantenimento dell’ineguaglianza e alla diffusione di comportamenti sessisti. Le forme della deumanizzazione sono l’animalizzazione, la biologizzazione, l’oggettivazione, ecc.

La professoressa Chiara Volpato, docente di Psicologia sociale all’Università di Milano Bicocca, al Corriere della sera afferma: “La deumanizzazione si avvale di strategie esplicite, che negano apertamente l’umanità dell’altro, e di strategie sottili, che erodono in modo inconsapevole l’altrui partecipazione all’umanità. L’oggettivazione sessuale si verifica quando, invece di considerare una persona nella sua completezza, ci si concentra sul suo corpo, o su parti di esso, che vengono considerati strumenti del piacere e del desiderio maschile. Quando sono oggettivate, le donne tendono a interiorizzare la prospettiva dell’osservatore e a trattare se stesse come oggetti da valutare sulla base dell’aspetto fisico. L’auto-oggettivazione incide negativamente sul benessere psicofisico”.

La deumanizzazione costituisce un processo di disinnesco delle sanzioni morali. Quando percepiamo nell’altro un essere umano, proviamo nei suoi confronti delle reazioni empatiche che rendono difficile fargli del male senza provare angoscia o rimorso. Se gli attribuiamo dei tratti inumani questi sentimenti vengono ridotti o inibiti. L’oggettivazione costituisce oggi uno dei problemi più rilevanti che la società deve affrontare, soprattutto durante l’adolescenza: autostima e percezioni fisiche sono strettamente legate, e sono più le ragazze con una bassa autostima quelle maggiormente colpite dall’auto-oggettivazione (ma è in aumento anche nei maschi). Nella nostra società il corpo femminile è usato anche come strumento per vendere, e i mass media hanno un ruolo importante nella cultura dell’oggettivazione sessuale. Tutti devono sapere che la mercificazione e oggettivazione del corpo femminile (e maschile), la prostituzione, la pornografia (dove le donne sono solo oggetti sessuali), sono forme di deumanizzazione.

Nel mondo, la maggioranza degli uomini crede ancora oggi che le femmine siano esseri inferiori e oggetti sessuali. In molte nazioni la nascita di una figlia è considerata una disgrazia, e femmina è un termine dispregiativo. Per questo femminicidio non si dovrebbe usare, perché non significa l’uccisione di una donna/essere umano, ma significa l’uccisione di una femmina. Non si deve usare perché le donne uccise si erano finalmente liberate e si consideravano – e volevano essere considerate – persone umane e uguali, non più solo femmine inferiori. Chiaramente anche “femminuccia” non si deve più usare: vedi le definizioni di femmina e femminuccia.

È urgente fare educazione all’umanità nelle scuole e università, crescere bambini e bambine con gli stessi diritti e doveri (non solo le bambine, ma anche i bambini devono imparare a fare i lavori domestici), educarli al rispetto e uguaglianza (non alle differenze/diversità) di tutti gli esseri umani (femmina non dovrà più essere un termine dispregiativo). Si deve poi fare anche educazione all’amore e a fare l’amore, per eliminare il culto del pene e liberare i maschi dalle ossessioni sessuali: spiegare che il pene non deve più essere il simbolo della potenza maschile.

È fondamentale che tutti si rendano conto che le donne sono necessarie e indispensabili per lo sviluppo della nostra società, e gli uomini non dovranno aver paura di questo perché poi staranno meglio, saranno liberi anche loro. Quindi a un ragazzo/uomo non deve neanche passare per la mente di uccidere, violentare, schiavizzare, comprare, sposare una bambina, mutilare, picchiare, sfregiare, molestare, insultare, umiliare, considerare un oggetto un altro essere umano/donna. Per una vera rivoluzione culturale, donne e uomini si devono unire per liberare i corpi femminili e maschili: per approfondire, ecco una mia lezione sulla prevenzione primaria delle violenze.

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