La Camera ha approvato il ddl Anticorruzione288 i voti a favore, 143 contrari. Il testo passa ora al Senato. La riforma, dopo il ko dei giorni scorsi sull’emendamento salva ladri, passerà al Senato dove il governo ha già annunciato che sarà “ripulita” da quella norma a favore dei politici accusati di peculato. Negli auspici dell’esecutivo, il via libera definitivo in terza lettura è atteso entro la fine dell’anno.”Siamo all’inizio del percorso legislativo ma la maggioranza è stata chiara nell’assicurare l’approvazione entro dicembre. Non c’è da tenere alta la guardia, solo da portare avanti questo provvedimento che è molto importante”, commenta il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede mentre le agenzie segnalano che dopo l’approvazione del ddl i deputati del Lega sono rimasti immobili. Quelli del M5s, invece, sono esplosi in un applauso.  “Abbiamo approvato il ddl anticorruzione che ora passa al Senato. Non è elemento di crescita? Non siete sensibili alla lotta alla corruzione? La disciplina sul finanziamento ai partiti, alle fondazioni e associazioni collegate con gli standard più elevati nel mondo. Non siete soddisfatti? Faremo ancora di più”, ha detto il premier Giuseppe Conte uscendo da Montecitorio.

Divieto alle coop di finanziare i partiti – Tra le altre principali novità approvate a Montecitorio, invece, c’è il divieto di finanziamento ai partiti esteso anche alle cooperative sociali e ai consorzi, previsto da un emendamento di Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia. La Camera ha a anche dato il via libera anche all’articolo 10 del testo, quello riguardante la norma per la trasparenza dei partiti: i nomi dei finanziatori che donano più di  500 euro andranno pubblicati online. Tra le novità approvate quella sul tempo a disposizione dei “pentiti delle mazzette“: dai sei mesi inizialmente previsti ora avranno quattro mesi dalla commissione del fatto per offrire la loro collaborazione alla magistratura. Un altro emendamento approvato salva l’attività dei volontari, che secondo il testo originale del ddl veniva considerata come una prestazione lavorativa o professionale. Fondazioni e associazioni sono equiparate ai partiti e ai movimenti politici. La norma, inizialmente inserita all’interno della nuova formulazione dell’articolo 10, viene ora spostata nelle disposizioni finali. Il testo riscrive, pur confermandola, anche la norma che prevede l’obbligo della pubblicazione su internet del curriculum e del certificato penale dei candidati alle elezioni politiche e amministrative per i comuni con più di 15mila abitanti. Oltre che sul sito del partito, curriculum e certificato penale, dovranno essere pubblicati sul sito del ministero dell’Interno in una apposita sezione denominata “elezioni trasparenti”. Lega e M5S si sono anche accordato sull’impunibilità dell’agente infiltrato.

L’emendamento salva ladri e il ko – Quello sull’impunibilità era era uno degli emendamenti accantonati mercoledì sera, perché non c’era accordo tra  Lega e M5s, dopo il ko sul peculato del giorno precedente: la maggioranza battuta con il voto segreto. Il premier Giuseppe Conte ha assicurato che la questione verrà risolta al Senato, ma, secondo le indiscrezioni di alcuni quotidiani, tra cui Repubblica, i sospetti dei 5 stelle si sarebbero ora concentrati sul sottosegretario Giancarlo Giorgetti: sarebbe lui il regista del “tradimento” della Lega. Il diretto interessato smentisce: “Io non c’entro proprio niente”. Ed è lo stesso M5s che interviene per difenderlo, con Luigi Di Maio che commenta: “Non è così, smentisco. In questo momento vedo Giorgetti nell’occhio del ciclone, forse perché sta dando fastidio a Malagò e al Coni“. “Non sta né in cielo né in terra, non esiste”, è il modo in cui Bonafede ha liquidato l’ipotesi di una regia occulta del vicesegretario della Lega dietro il ko del governo.

Giorgetti: “Ko? Io non c’entro” – Sospetti M5s su di me? “Sono come Andreotti”, ha scherzato il Richelieu del Carroccio arrivando alla Camera. Per poi aggiungere: “Secondo me non c’è alcun tipo di problema“. Ma in aula ha deciso di sedersi tra i banchi della Lega, lasciando il solo ministro  Bonafede tra quelli del governo. Poi, dopo lo stop dei lavori e poco prima della votazione finale Giorgetti ha trovato occupato il suo posto ai banchi del governo dalla viceministro Laura Castelli del M5s. È quindi tornato tra i banchi del Carroccio. Nel frattempo Castelli ha parlato con i colleghi e tutti sono scivolati di un posto per lasciare libero il seggio del sottosegretario, che è tornato a sedersi tra i banchi del governo.

M5s a difesa del sottosegretario – Oltre a Di Maio, a intervenire per tentare di placare sul nascere la polemica è stato anche il capogruppo M5S al Senato, Stefano Patuanelli: “Ancora una volta siamo costretti a smentire categoricamente ricostruzioni e retroscena fantasiosi, che ci attribuiscono cose false. Quello che dovevamo dire su quel voto a scrutinio segreto lo abbiamo detto ieri, come sempre pubblicamente e con chiarezza”. Il suo parigrado alla Camera, Francesco D’Uva è d’accordo: “I retroscena pubblicati da diversi quotidiani su liti furibonde all’interno della maggioranza e notti passate a investigare su presunte congiure orchestrate da Giorgetti sono assolutamente privi di fondamento. Quello che è accaduto in aula con il voto sul ddl anticorruzione è un fatto sicuramente grave, ma non è possibile usare un incidente di percorso parlamentare, al quale abbiamo già trovato il modo di rimediare, per costruire la fantasiosa ipotesi di un complotto da parte della Lega. Quelle scritte sui giornali sono solo falsità”. Insomma dopo le parole dei 5 stelle, interviene direttamente Salvini: “Non è esistita nessuna polemica. Il caso è chiuso”.

Fraccaro: “Noi a volte pivelli” – Ad ammettere gli errori dell’esecutivo è il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, che in un colloquio con il Messaggero dice: “La verità è che noi, a volte, siamo dei pivelli, siamo troppo innocenti. Questa è stata una cosa studiata”. Come è stato possibile andare sotto con una maggioranza solidissima? “Tutto è avvenuto in segreto, nel magma“, ha risposto Fraccaro al quotidiano romano. Sottolineando poi le differenze tra M5s e Lega e la presenza di correnti interne al Carroccio: “Noi quando abbiamo dei problemi interni finiscono con gli elenchi e le lettere sui giornali. Loro invece, no. Magari sono divisi tra salviniani, maroniani, giorgettiani, ma poi si confrontano nel segreto dell’urna. Senza appunto uscire sui giornali“.

 

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